I servizi locali “indivisibili” e i reclami “irricevibili”: il cittadino schiacciato dal burocratese.

Il linguaggio burocratico dell’amministratore pubblico ha prodotto un nuovo mostro: i servizi indivisibili. Il tutto per confermare il principio ideologico che la spesa pubblica è “incomprimibile”. L’amministratore medio della nomenklatura di “spendotassopoli” sostiene sempre che non si possa mai risparmiare, che si debba sempre aumentare la tassazione e che nel bilancio pubblico non ci siano sprechi da tagliare. Insomma se la crisi porta a noi cittadini meno risorse, noi rinunciamo a cambiare la macchina (usiamo più i mezzi che ci sono), ad andare in palestra (facciamo jogging) e a fare vacanze durante le ferie o a trasformare i fine settimana in “pedalate ecologiche con i figli con colazione al sacco a costo zero”, a lui, all’amministratore, invece, la crisi “mette a rischio i servizi”.  Cioè paghiamo sempre noi.

Il mio termine preferito del linguaggio burocratese dello Stato baroccheggiante dei burocrati nazionali o locali, è “irricevibile”.  Lo trovo “perfetto”: partito come termine giuridico, è diventato spesso un modo per dire “non lo leggo neanche il tuo scritto, la tua lettera di protesta, il tuo esposto, il tuo ricorso: non lo posso ricevere!”.

Del resto noi siamo campioni di “rimodulazioni”, degli “adeguamenti” o persino “delle nuove tariffe” (sempre al rialzo eppure ci sono molte aziende private che tagliano i listini) che sono poi gli aumenti a doppio tasso rispetto ai servizi privati (con metà dell’efficienza).

La posta prioritaria ha sostituito quella ordinaria: costa ora il doppio di quanto solo 5 anni fa costava quella ordinaria, ma viaggia alla stessa (non) velocità.

E il Treno locale di una volta era esattamente come ora è il treno regionale. E prima di essere locale era accelerato. Peccato le frequenze fossero il 50% in più! Il treno espresso ora si chiama Intercity o ICN, ma è la stessa cosa e, anzi su molte tratte come Milano Venezia il tempo di percorrenza è persino maggiore del vecchio espresso. Solo il TAV è più rapido… dell’ex treno rapido, costa molto di più, ma per una volta che siamo riusciti a fare meglio ci sono quelli che protestano. Saranno masochistici nostalgici del Leviatano pubblico che per forza deve farci soffrire?

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