La Leadership degli All Blacks: una lezione per il successo delle aziende.

Niente testa di C

Si può gestire un’azienda come i mitici All Blacks hanno gestito per anni la loro squadra di Rugby, un team che ha vinto il 75% dei match disputati?

Perché no? In molti settori e contesti di mercato, la lotta è persino più dura e difficile di una coppa del mondo di rugby. Questo libro propone un gustoso parallelo tra il mondo del mitico dream team e quello aziendale.

Il titolo la dice lunga: un team ha bisogno di coesione e non deve ammettere la presenza di qualcuno che remi contro, che non segue le regole e che non rispetta i ruoli e che non rispetta le consegne ricevute dal coach.

Una strategia nel gioco della competizione è vincente se e solo se viene fatta propria da ogni membro del team, condivisa, portata e vissuta fino in fondo.

I capitoli di questo affascinante libro affrontano i vari aspetti che anche nelle organizzazioni complesse sono alla base dell’armonia, della coesione e della crescita:

  • Carattere
  • Adattamento
  • Scopo
  • Responsabilità
  • Aspettative
  • Preprarazione
  • Pressione
  • Autenticità
  • Sacrificio
  • Linguaggio
  • Rituale
  • Eredità

Il parallelo con il mondo aziendale non è solo sui primi punti, che sono le premesse di ogni organizzazione, ma soprattutto quando si parla dell’eredità del marchio degli All Blacks.

Ogni giocatore, ogni collaboratore in azienda, non lavora semplicemente per l’azienda, ma è egli stesso l’azienda riceve e gestisce un’eredità che è l’immagine, la storia, i clienti fedeli, l’ambiente e la comunità sociale intorno all’azienda e deve lasciare a chi lo seguirà questo patrimonio.

 

 

 

 

Leroy Merlin: un altro investitore bloccato nelle pastoie delle burocrazia

Leroy Merlin

 

Dopo Eataly e Ikea solo l’anno scorso, ecco che Leroy Merlin annuncia l’ennesimo caso di ritardi infiniti per le autorizzazioni ad aprire nuove attività.

Nel 2015 la catena annunciò di voler aprire 25 punti di vendita con assunzioni di 3000 persone, ma visti i ritardi, il sito internet parla oggi, nel 2020, di 15 negozi nuovi e di 2000 assunzioni: https://www.leroymerlin.it/azienda.

Leroy Merlin sito

L’articolo pubblicato oggi 6 febbraio 2020 sul Corriere parla ormai solo di 12 nuovi negozi.  Ogni commento ulteriore è superfluo.

Il Comune ha il sacrosanto diritto di elaborare un piano del territorio adeguato“, sostiene il sindaco di uno dei Comuni coinvolti nei ritardi. Dovrebbe andare a dirlo a quelle persone disoccupate che non troveranno un’occupazione visto che si sono bruciati posti di lavoro. Possibile che ci vogliano oltre 5 anni per un sì o un no?

In Spagna o Francia tra l’inizio e la fine del processo trascorrono complessivamente 3-4 anni, costruzione compresa. In Italia siamo a 10 anni, in alcuni casi 15: non si può fare impresa in queste condizioni.

Poi non chiediamoci perché la nostra economia non cresce come le altre dei Paesi partner europei: l’Europa non c’entra, siamo noi i colpevoli.

 

500 miliardi di export: i dazi non devono fermarci, ma stimolarci a far meglio!

Interscambio Commercio Ott2019

I dati aggiornati a ottobre 2019 ci dicono che nel 2019 il valore delle esportazioni potrebbe sfiorare i 500 miliardi, pari a quasi il 30% del PIL.

In dieci anni, 2009- 2019 il valore delle esportazioni è cresciuto dell’80%.

https://www.mise.gov.it/images/stories/commercio_internazionale/osservatorio_commercio_internazionale/statistiche_import_export/interscambio.pdf

Ciò significa che per il 2020, potremmo arrivare a un valore delle esportazioni pari a un terzo del PIL e nel 2021 raggiungere la percentuale della Germania, superandola, anche se ovviamente il valore tedesco del PIL è superiore in Euro.

Il valore crescente del surplus commerciale, cioè la differenza in valore tra importazioni ed esportazioni, che sta anch’esso crescendo in modo decisivo, mostra come le esportazioni sembrano crescere più delle importazioni, rafforzando il saldo della bilancia complessiva e la robustezza della nostra economia.

Una differenza crescente in valore significa anche la capacità di creare valore aggiunto.

Si parla tanto dei fattori che hanno rallentato o minato la crescita dell’export:

  • I dazi messi dall’amministrazione Trump sulle esportazioni in USA
  • I dazi imposti e le sanzioni alla Russia e all’IRAN e altre zone instabili
  • Le guerre commerciali con la Cina

Questi ostacoli non hanno impedito la crescita e, anzi, una volta rimossi grazie ad accordi di commercio internazionale possono essere fattori di ulteriore crescita nei prossimi anni.

Dazi pic articolo

I Dazi e le politiche protezionistiche sono spesso uno sprone a cercare la fascia alta del mercato, esclusiva, del lusso, a tecnologia avanzata e non comparabile con le produzioni nazionali e quindi più protetta da guerre commerciali.

Il parmigiano costa già il doppio di una imitazione anche senza dazi, ma se il mio prezzo è ancora più alto per coprire le tariffe doganali, come esportatore sono obbligato a giustificare quel prezzo alto.

Siamo cresciuti, non solo in valore, nonostante i dazi, ma anche grazie ai dazi.

 

Più vendite in meno tempo. O è meglio meno vendite?

Più vendite

Grazie all’utilizzo dei social anche i venditori possono essere più efficienti e risparmiare tempo facendo lavorare per loro il digitale.

Questo è il senso di questo libro – Più vendite in meno tempo – appena pubblicato e che propone tutta una serie di strumenti avanzati e “smaliziati” per migliorare l’efficienza della funzione commerciale.

Spingere i venditori, adeguarsi agli strumenti di comunicazione e di ricerca dei clienti più efficienti e aggiornati, formarli sul modo di poter avere informazioni sui potenziali clienti per gestire il metodo e l’argomentario più idonei al target è sicuramente importante per l’azienda che voglia essere al passo con i tempi.

In questo contesto è sicuramente necessario dotare il venditore di tecnologia palmare e di tablet, connessione, dati e verifiche, insomma informazioni critiche che migliorano il coordinamento e la programmazione delle attività di visita clienti e l’efficienza delle vendita, al contempo permettendo ai responsabili commerciali di gestire in modo eccellente le risorse umane.

Non bisogna però dimenticarsi che sempre più spesso, non è importante di un mercato avere una fetta più grande o dimensionata o di fatturato maggiore, quanto coprire quella parte di mercato più profittevole per la mia azienda e presidiabile in base a un sistema valore fatto dal prodotto e dai servizi al cliente, operativi e strategici e a una fidelizzazione del cliente stesso.

Per molti settori quindi meno vendite, più profittevoli ai clienti giusti è la risposta corretta, tenuto conto dei concorrenti e delle variabili in gioco.

Se sei un imprenditore, e se vuoi sapere se la Tua strategia è vincente, cioè quale la parte di mercato Tua e solo Tua, il confronto con un consulente di strategia che ti metta in crisi, che ponga sotto stress la tua scelta in una analisi di fattibilità, è lo strumento direzionale corretto.

Sei pronto imprenditore?

100% riciclabile, ma si può fare molto meglio.

Riciclabile 100%

Su molte etichette dei prodotti con confezione in plastica stanno apparendo alcune scritte che prima non erano presenti, segno che il mondo cambia.

Nella foto c’è la dicitura 100% riciclabile.

Ciò significa probabilmente che il Board dell’azienda percepisce una difficoltà del prodotto rispetto a un modello di consumo responsabile che si afferma.

Forse sarebbe il caso di pensare in modo drastico a un riutilizzo o riciclo incentivato: per esempio fare uno sconto sul riacquisto vincolato al reso del vuoto.

E’ molto, molto difficile da organizzare, costoso, dispendioso e dispersivo, normalmente le azienda del food & beverage non hanno una adeguata organizzazione per fare qualcosa del genere, ma la strada è segnata.

E’ una strada difficile e in salita, ma il premio è la fidelizzazione del cliente sull’economia circolare e la green economy, la sostenibilità del consumo: non male, vero?

Se se si vuole essere davvero innovativi occorre garantire più del 100% di riciclabile: il 100% riciclato dalla stessa azienda che immette l’imballaggio nel ciclo del consumo.

Chi vuole raccogliere la sfida?

Il grafico a torta in bianco e nero: indovina il colore!

Grafico a torta in bianco e nero

La casa editrice di questo libro su Instagram appena pubblicato con stampa interna in bianco e nero, non ha minimanente messo in conto che i colori utilizzati per grafici a torta, soprattutto quando le “fette” sono tante, sono letteralmente indecifrabili.

Il libro non costa neanche poco, molto oltre i 20 Euro, ma è paradossale che un libro sul marketing e Instagram non abbia tenuto conto del marketing editoriale: possibile che nessuno nella casa editrice si sia reso conto del fatto che la stampa in bianco e nero rende il libro quasi inutilizzabile?

Libro Instagram

Questo è il motivo per il quale, preso in mano il libro, non l’ho comprato e l’ho riposizionato sullo scaffale dei libri economici della libreria dove l’ho trovato: c’è da sperare davvero che almeno un eventuale e-book digitale abbia i colori!

Nel definire i requisiti, le qualità, le caratteristiche di un prodotto e di un servizio ci si trova spesso di fronte a requisiti estetici, tecnici e prestazionali ritenuti così importanti da fare dimenticare aspetti banali, ma più decisivi nell’acquisto.

E’ pensabile che, alla casa editrice, così presi dal piano editoriale basato forse sulla pubblicazione a pagamento di un testo di un autore, mirata a dare a lui notorietà e budget all’Editore – quindi non sulla base di un mercato e a un lettore obiettivo –  si siano dimenticati di rispondere alla banale domanda di quali bisogni soddisfi la pubblicazione, quale sia il lettore obiettivo, e cosa egli si aspetti.

Ecco perché la qualità di un prodotto non è semplicemente il meglio che noi pensiamo voglia il cliente: è quello che lui giudica tale.

Né più, né meno.

 

 

In Italia lo sport nazionale non è il calcio: è dire di sì, ma con condizioni peggiori del no

LETTERA San Siro, Sala, Danny De Vito e mia figlia

Italians

Egregio Severgnini,

Andrea Monti sulla Gazzetta dello sport di oggi https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/20-11-2019/san-siro-questione-nazionale-3501230183464.shtml si avventura in una questione spinosa: come non far scappare altri 1,2 miliardi di investimenti dall’Italia da parte dei soci (stranieri) di Inter e Milan.

Il sondaggio appositamente commissionato dalla rosea mostra come i tifosi attuali non vogliano che le due squadre di Milano si facciano lo stadio nuovo: ma se i soldi li mettono i soci, i quali contano di recuperarli generando reddito e posti di lavori in Italia, perché fare un sondaggio tra i tifosi?

Non parliamo dei cittadini elettori milanesi che punirebbero il Sindaco Sala se cementificasse la zona dello Stadio, magari bloccandola con lavori per anni.

Quindi il Sindaco Sala dice di sì ponendo alcune condizioni.

Un caro collega di sofferenze interiste, dice sempre che in Italia lo sport più popolare non è il calcio: è quello di dire di sì, ma con condizioni peggiori di un semplice no. E mi fa questo esempio: mia figlia 14 enne vuole andare per la prima volta con le amiche a un concerto e io le dico che può andare se la accompagno io, a un concerto che si tenga non allo stadio e non all’aperto, bensì solo a teatro con le poltrone, dove non ci siano gruppi o cantanti rap o trap o simili e che termini per le 18.00.

Io gli ho risposto che a me invece sembra tanto di assistere alla scena del film “Getta la mamma dal treno”, in cui Danny De Vito, un aspirante scrittore, al corso di scrittura creativa consegna al docente un romanzo giallo in cui ci sono solo due personaggi e al primo capitolo uno dei due viene ucciso. Il docente, Billy Crystal gli dice: “Ma certo che non leggo in classe ad alta voce il tuo racconto: quanto pensi ci metta il lettore a capire che il colpevole è l’altro?”

Il delitto è compiuto, il colpevole c’è già. E abbiamo già capito che le vittime del non decidere mai, come sempre, siamo noi.