500 miliardi di export: i dazi non devono fermarci, ma stimolarci a far meglio!

Interscambio Commercio Ott2019

I dati aggiornati a ottobre 2019 ci dicono che nel 2019 il valore delle esportazioni potrebbe sfiorare i 500 miliardi, pari a quasi il 30% del PIL.

In dieci anni, 2009- 2019 il valore delle esportazioni è cresciuto dell’80%.

https://www.mise.gov.it/images/stories/commercio_internazionale/osservatorio_commercio_internazionale/statistiche_import_export/interscambio.pdf

Ciò significa che per il 2020, potremmo arrivare a un valore delle esportazioni pari a un terzo del PIL e nel 2021 raggiungere la percentuale della Germania, superandola, anche se ovviamente il valore tedesco del PIL è superiore in Euro.

Il valore crescente del surplus commerciale, cioè la differenza in valore tra importazioni ed esportazioni, che sta anch’esso crescendo in modo decisivo, mostra come le esportazioni sembrano crescere più delle importazioni, rafforzando il saldo della bilancia complessiva e la robustezza della nostra economia.

Una differenza crescente in valore significa anche la capacità di creare valore aggiunto.

Si parla tanto dei fattori che hanno rallentato o minato la crescita dell’export:

  • I dazi messi dall’amministrazione Trump sulle esportazioni in USA
  • I dazi imposti e le sanzioni alla Russia e all’IRAN e altre zone instabili
  • Le guerre commerciali con la Cina

Questi ostacoli non hanno impedito la crescita e, anzi, una volta rimossi grazie ad accordi di commercio internazionale possono essere fattori di ulteriore crescita nei prossimi anni.

Dazi pic articolo

I Dazi e le politiche protezionistiche sono spesso uno sprone a cercare la fascia alta del mercato, esclusiva, del lusso, a tecnologia avanzata e non comparabile con le produzioni nazionali e quindi più protetta da guerre commerciali.

Il parmigiano costa già il doppio di una imitazione anche senza dazi, ma se il mio prezzo è ancora più alto per coprire le tariffe doganali, come esportatore sono obbligato a giustificare quel prezzo alto.

Siamo cresciuti, non solo in valore, nonostante i dazi, ma anche grazie ai dazi.

 

Più vendite in meno tempo. O è meglio meno vendite?

Più vendite

Grazie all’utilizzo dei social anche i venditori possono essere più efficienti e risparmiare tempo facendo lavorare per loro il digitale.

Questo è il senso di questo libro – Più vendite in meno tempo – appena pubblicato e che propone tutta una serie di strumenti avanzati e “smaliziati” per migliorare l’efficienza della funzione commerciale.

Spingere i venditori, adeguarsi agli strumenti di comunicazione e di ricerca dei clienti più efficienti e aggiornati, formarli sul modo di poter avere informazioni sui potenziali clienti per gestire il metodo e l’argomentario più idonei al target è sicuramente importante per l’azienda che voglia essere al passo con i tempi.

In questo contesto è sicuramente necessario dotare il venditore di tecnologia palmare e di tablet, connessione, dati e verifiche, insomma informazioni critiche che migliorano il coordinamento e la programmazione delle attività di visita clienti e l’efficienza delle vendita, al contempo permettendo ai responsabili commerciali di gestire in modo eccellente le risorse umane.

Non bisogna però dimenticarsi che sempre più spesso, non è importante di un mercato avere una fetta più grande o dimensionata o di fatturato maggiore, quanto coprire quella parte di mercato più profittevole per la mia azienda e presidiabile in base a un sistema valore fatto dal prodotto e dai servizi al cliente, operativi e strategici e a una fidelizzazione del cliente stesso.

Per molti settori quindi meno vendite, più profittevoli ai clienti giusti è la risposta corretta, tenuto conto dei concorrenti e delle variabili in gioco.

Se sei un imprenditore, e se vuoi sapere se la Tua strategia è vincente, cioè quale la parte di mercato Tua e solo Tua, il confronto con un consulente di strategia che ti metta in crisi, che ponga sotto stress la tua scelta in una analisi di fattibilità, è lo strumento direzionale corretto.

Sei pronto imprenditore?

100% riciclabile, ma si può fare molto meglio.

Riciclabile 100%

Su molte etichette dei prodotti con confezione in plastica stanno apparendo alcune scritte che prima non erano presenti, segno che il mondo cambia.

Nella foto c’è la dicitura 100% riciclabile.

Ciò significa probabilmente che il Board dell’azienda percepisce una difficoltà del prodotto rispetto a un modello di consumo responsabile che si afferma.

Forse sarebbe il caso di pensare in modo drastico a un riutilizzo o riciclo incentivato: per esempio fare uno sconto sul riacquisto vincolato al reso del vuoto.

E’ molto, molto difficile da organizzare, costoso, dispendioso e dispersivo, normalmente le azienda del food & beverage non hanno una adeguata organizzazione per fare qualcosa del genere, ma la strada è segnata.

E’ una strada difficile e in salita, ma il premio è la fidelizzazione del cliente sull’economia circolare e la green economy, la sostenibilità del consumo: non male, vero?

Se se si vuole essere davvero innovativi occorre garantire più del 100% di riciclabile: il 100% riciclato dalla stessa azienda che immette l’imballaggio nel ciclo del consumo.

Chi vuole raccogliere la sfida?

Il grafico a torta in bianco e nero: indovina il colore!

Grafico a torta in bianco e nero

La casa editrice di questo libro su Instagram appena pubblicato con stampa interna in bianco e nero, non ha minimanente messo in conto che i colori utilizzati per grafici a torta, soprattutto quando le “fette” sono tante, sono letteralmente indecifrabili.

Il libro non costa neanche poco, molto oltre i 20 Euro, ma è paradossale che un libro sul marketing e Instagram non abbia tenuto conto del marketing editoriale: possibile che nessuno nella casa editrice si sia reso conto del fatto che la stampa in bianco e nero rende il libro quasi inutilizzabile?

Libro Instagram

Questo è il motivo per il quale, preso in mano il libro, non l’ho comprato e l’ho riposizionato sullo scaffale dei libri economici della libreria dove l’ho trovato: c’è da sperare davvero che almeno un eventuale e-book digitale abbia i colori!

Nel definire i requisiti, le qualità, le caratteristiche di un prodotto e di un servizio ci si trova spesso di fronte a requisiti estetici, tecnici e prestazionali ritenuti così importanti da fare dimenticare aspetti banali, ma più decisivi nell’acquisto.

E’ pensabile che, alla casa editrice, così presi dal piano editoriale basato forse sulla pubblicazione a pagamento di un testo di un autore, mirata a dare a lui notorietà e budget all’Editore – quindi non sulla base di un mercato e a un lettore obiettivo –  si siano dimenticati di rispondere alla banale domanda di quali bisogni soddisfi la pubblicazione, quale sia il lettore obiettivo, e cosa egli si aspetti.

Ecco perché la qualità di un prodotto non è semplicemente il meglio che noi pensiamo voglia il cliente: è quello che lui giudica tale.

Né più, né meno.

 

 

In Italia lo sport nazionale non è il calcio: è dire di sì, ma con condizioni peggiori del no

LETTERA San Siro, Sala, Danny De Vito e mia figlia

Italians

Egregio Severgnini,

Andrea Monti sulla Gazzetta dello sport di oggi https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/20-11-2019/san-siro-questione-nazionale-3501230183464.shtml si avventura in una questione spinosa: come non far scappare altri 1,2 miliardi di investimenti dall’Italia da parte dei soci (stranieri) di Inter e Milan.

Il sondaggio appositamente commissionato dalla rosea mostra come i tifosi attuali non vogliano che le due squadre di Milano si facciano lo stadio nuovo: ma se i soldi li mettono i soci, i quali contano di recuperarli generando reddito e posti di lavori in Italia, perché fare un sondaggio tra i tifosi?

Non parliamo dei cittadini elettori milanesi che punirebbero il Sindaco Sala se cementificasse la zona dello Stadio, magari bloccandola con lavori per anni.

Quindi il Sindaco Sala dice di sì ponendo alcune condizioni.

Un caro collega di sofferenze interiste, dice sempre che in Italia lo sport più popolare non è il calcio: è quello di dire di sì, ma con condizioni peggiori di un semplice no. E mi fa questo esempio: mia figlia 14 enne vuole andare per la prima volta con le amiche a un concerto e io le dico che può andare se la accompagno io, a un concerto che si tenga non allo stadio e non all’aperto, bensì solo a teatro con le poltrone, dove non ci siano gruppi o cantanti rap o trap o simili e che termini per le 18.00.

Io gli ho risposto che a me invece sembra tanto di assistere alla scena del film “Getta la mamma dal treno”, in cui Danny De Vito, un aspirante scrittore, al corso di scrittura creativa consegna al docente un romanzo giallo in cui ci sono solo due personaggi e al primo capitolo uno dei due viene ucciso. Il docente, Billy Crystal gli dice: “Ma certo che non leggo in classe ad alta voce il tuo racconto: quanto pensi ci metta il lettore a capire che il colpevole è l’altro?”

Il delitto è compiuto, il colpevole c’è già. E abbiamo già capito che le vittime del non decidere mai, come sempre, siamo noi.

 

 

La storia del cliente segnalatore di Google

Sistemi Open

Chissà se qualcuno si ricorda ancora del perché Google vinse la guerra contro i concorrenti, gli altri nativi (allora) motori di ricerca per affermarsi come leader indiscusso su internet.

La fortuna di Larry Page e Sergey Brin fondatori di Google fu un cliente anonimo che inviava ogni tanto mail il cui unico contenuto era un numero. Il team di Google si scervellò, finché colse il suggerimento: il numero erano le parole contenute nella home page di google e il cliente segnalatore scriveva ogni qualvolta si superava il limite di testo da lui indicato.

Questo limite di testo allora era fondamentale per aumentare al massimo la velocità di caricamento della pagina, vista la lentezza della rete degli anni ’90. Fattore critico di successo colto da google e diventato arma vincente, a costo di far scomparire gli insezionisti nella home page (che compaiono solo dopo aver dato l’invio alla ricerca), a differenza di quanto facevano gli altri.

Se osserviamo i siti oggigiorno, proprio negli ultimi tempi, complice Youtube e Instagram, assistiamo proprio al percorso opposto di una ricchezza di grafiche.

Qcom

Le grafiche sono sempre più precise e digitali, i contenuti video sempre più presenti nell’intento di dare una dinamicità al sito, ma soprattutto una emozione avvolgente, come in un negozio di lusso si cura l’esperienza sensoriale di acquisto.

Cedec2

La novità, curiosamente simile alla tendenza delle copertine dei libri pubblicati in questi ultimi anni, è una “trasparenza” della pagina, una terza dimensione. Ciò che quindi era sconsigliato solo pochi anni fa, è quasi una necessità oggi.

Google

Google è restata fedele comunque a quella indicazione e ancora oggi la home page è di un bianco candido davvero senza paragoni, anche se man mano che passano gli anni le motivazioni di allora, quando la rete era lenta, vengono a cadere e vengono soppiantate per altre aziende dalla nuova strategia di comunicazione basata su una immagine che rafforzi davvero l’identità del prodotto e dell’azienda.

Chi non coglie questa evoluzione resta fuori: la strategia (comunicativa) di un business non è una legge immutabile, al contrario l’azienda deve avere strumenti per cogliere i segnali di cambiamento e aggiornarla o addirittura stravolgerla.

Gli esperti interni ed esterni, consulenti specialisti, hanno proprio questo compito, e in Google hanno valutato che la strategia sia oggi accentuare una diversità che diventa oggi sempre più identità, immagine, marchio.

Ecco perché Google è sempre uguale a se stessa e altri no.

 

 

 

I 10 peccati capitali del Marketing (senza dimenticare il peccato originale)

Kotler Blog

Questo interessante libro “in pillole” di Kotler ha il pregio di aver un sottotitolo ancora più interessante: sintomi delle 10 situazioni paradossali spesso ignorate.

1) L’impresa non è cliente-centrica

2) L’impresa non conosce a fondo i clienti obiettivo

3) L’impresa deve definire e monitorare (meglio) i concorrenti

4) L’impresa non ha gestito i rapporti con gli stakeholder

5) L’impresa non riesce a individuare nuove opportunità

6) L’impresa non ha adeguata pianificazione di marketing

7) L’impresa non integra le politiche dei prodotti e dei servizi

8) L’impresa non ha adeguata comunicazione di prodotto e marchio

9) L’impresa non è organizzata per attuare un’efficace strategia di marketing

10) L’impresa non trae benefici dalla tecnologia.

Quanto alle cure, seconda parte del sottotitolo, esse dipendono dal mercato specifico, dal posizionamento specifico dell’impresa, dalla natura e tipologia del business: le cure per il leader di mercato, per le grandi realtà non si adeguano per chi ha strategie di nicchia.

Questi punti di criticità, però, si riferiscono tutti al marketing operativo: sono tutti “figli” di un “peccato originale” e cioè spesso la non definizione chiara e precisa della strategia di posizionamento dell’impresa.

La strategia è semplicemente la risposta a questa domanda: quale parte del mercato è la mia parte di mercato da servire, difendere, sviluppare?

Il ruolo del Consulente di Direzione aziendale, è proprio quello di individuare e aggiornare e, se serve, stravolgere il posizionamento strategico insieme all’imprenditore.