Gli psicologi in azienda: perché falliscono, quando falliscono.

Nelle aziende e in special modo nelle risorse umane sono sempre più diffuse le figure di psicologi aziendali, psicologi o psicoterapeuti qualificati e di esperienza.

Si tratta di figure che supportano il management nella definizione dei profili ideali e nella conseguente valutazione dei candidati alle selezioni, facilitano la crescita del capitale umano tramite il bilancio delle competenze capacità attuali e necessarie, accompagnano la formazione per il raggiungimento degli obiettivi di competenze.

In qualità di psicologi formatori affiancano il management sul profilo motivazionale, sulla capacità di fare team, gruppo di lavoro, di comunicare, di coinvolgere e motivare a loro volta i collaboratori più stretti, i responsabili e poi via via tutte le risorse umane.

Le tecniche tipiche sono quelle del coaching o del mentoring e spesso il valore più importante di questa figura professionale è quello di essere mediatori, una parte terza non interessata dalla catena di comando, che consente e agevola la realizzazione delle procedure, dei processi, degli obiettivi di ruolo, avendo una visione di insieme, confrontando le percezioni dei singoli, le emozioni, le reazioni da un punto di vista diverso, innovativo.

L’immagine della motivazione che ho voluto postare per questo articolo è provocatoriamente esagerata, ma è esattamente come in azienda i collaboratori spesso vivono le urgenze, gli obiettivi, i compiti e le procedure che devono raggiungere, pungolati dal management che spesso scambia minacce per incentivi, che non condivide obiettivi e misuratori della valutazione e dell’apprezzamento del lavoro dei suoi collaboratori.

Nelle aziende vi sono spesso tensioni, conflitti, difficoltà dovute a comportamenti, atteggiamenti o addirittura ostilità nell’organizzazione.  Idealmente il management, pur supportato dai suoi consulenti in staff interni ed esterni, inclusi gli psicologi aziendali, non dovrebbe essere la causa di questi conflitti; in realtà succede spesso che ruoli anche apicali scelti per le indubbie capacità tecniche nei contenuti del ruolo, non tengano conto di altrettanto necessarie capacità empatiche, dello spessore umano e dell’eccellenza richiesta sotto tutti gli aspetti a un leader, il quale deve essere d’esempio ai propri collaboratori, trasparente, motivante, e che li deve coinvolgere e aiutare.

E’ il manager che lavora per i collaboratori non abbandonandoli o ignorandoli e non i collaboratori per il management.

Ecco dunque una funziona ancora più importante dello psicologo aziendale come mentor del management che spesso è privo di tali capacità oppure per indole o formazione non le ritiene importanti, critiche e decisive.

I progetti degli psicologi in azienda naufragano per tre principali cause:

  • “Fammi lavorare i dipendenti”: lo psicologo è chiamato tenendo conto del punto di vista di questo management impreparato o della sua visione dei problemi, e lo psicologo risponde allo stesso management, che invece è spesso la causa delle tensioni, dei conflitti e della demotivazione aziendale.
  • “Convincimi i dipendenti”: l’intervento non è opportunamente preparato e i collaboratori abbandonati al formatore psicologo reagiscono in modo violento dopo poche settimane e mesi rigettando qualcuno che “vuole psicanalizzarli” e che non conosce il merito delle questioni (punto seguente).
  • “Parla tu con i dipendenti per capire che problemi hanno”: lo psicologo non è supportato da qualcuno che lo assista nel merito delle questioni tecnico pratiche e i collaboratori con estrazione di tipo tecnico ritengono poco valido un supporto che vivono come teorico o decontestualizzato.

Soprattutto per l’ultimo aspetto,, ma non solo Il consulente direzionale aziendale è una figura chiave per la riuscita di questi progetti poiché la sua estrazione è interdisciplinare. E’ la persona corretta per supportare lo psicologo nel tradurre gli obiettivi gestionali e organizzativi del management verso i collaboratori conoscendo i modelli di business e nel verso opposto per riportare correttamente ai manager le complessità organizzive della variabile personale e umana, facendo crescere il manager sulla capacità di comprendere il lato umano dell’attività in azienda.

Trascurare questi aspetti significa rischiare il fallimento anche per il migliore professionista psicologo di azienda.

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