La lingua ha le sue regole, ma da buoni italiani le disattendiamo

http://italians.corriere.it/2014/12/20/la-lingua-ha-le-sue-regole-ma-da-buoni-italiani-le-disattendiamo/

Caro Beppe, trovo molto accattivante la discussione lanciata sul “piuttosto che” da Giacomo Lariccia (“La battaglia contro il “piuttosto che” – http://bit.ly/1v3EN5i ). Finalmente un argomento interessante e coinvolgente! Schiere di italians che prendono le parti di talune locuzione avverbiali in sfavore di “talaltre” (ma si potrà scrivere unito, tal altre?) congiunzioni subordinanti. Si attende poi una discussione ogni mese. Il prossimo lanciamo una tenzone: le fricative labiali contro le palatali. Scherzi a parte, è chiaro che la lingua ha regole, ma da buoni italiani le disattendiamo spesso, come nel caso degli gnocchi o degli pneumatici, per non parlare dell’apertura e chiusura delle vocali al nord piuttosto che al sud (in modo misto, senza regola geografica) o delle “esse” sibilanti che fanno impazzire gli studenti stranieri che non capiscono quando al sud qualcuno dice “casa” o “cassa” e impediscono a quelli meridionali di pronunciare diversamente in inglese la pace (peace) dai piselli (peas). Non potremo mai evitare che la lingua muti, sia parlata male e con errori grossolani, se ha la laurea Di Pietro, figuriamoci i famosi “apripisti” di Tomba: rassegniamoci e non prendiamocela. E non dimentichiamo che la flessibilità della nostra lingua rende certi modi di dire unici: “scendimi il bambino che lo gioco”, ovviamente a condizione di sapere perfettamente senza essere talebani che quel verbo NON è transitivo. A volte invece si rendono poeticamente o crudemente concetti volutamente sbagliati: “è stato suicidato” è un esempio bellissimo. La signora Laura Sironi (“Contro i talebani della lingua, viva la libertà di espressione!” – http://bit.ly/1ANMjor ) forse è meglio che non citi Muccino e altri registi peraltro accomunati dal fatto di pensare che far parlare male e spesso in modo incomprensibile gli attori renda di per sé il film un’opera d’arte: si metta il cuore in pace e si ricordi che qualcuno – e quel qualcuno è Alfred Hitchcock – ha detto che i film non devono essere verosimili, né credibili devono apparire i personaggi, poiché se la gente volesse vedere la realtà non avrebbe certo bisogno di andare al cinema.

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