Quanto sono “bucabili” i siti internet e le aziende che gestiscono i nostri dati in formato elettronico?

http://italians.corriere.it/2015/10/24/tutto-si-sposta-on-line-e-la-sicurezza-dei-dati/

Tra un dibattito sulla vaccinazione per i bambini e l’altro sull’omeopatia definita come “acqua fresca”, c’è la realtà del mondo che” va avanti uguale”, come dice il mio amico filosofo,  “con o senza noi in modo tale e quale”.

E la realtà ci dice che ci stiamo spostando tutti, chi più chi meno (in Italia “meno”, soprattutto la Pubblica Amministrazione) verso un mondo fatto di comportamenti , attività, lavori, acquisti, tutti sul web, on-line, digitalizzati, smaterializzati, elettronici (le fatture) e questo provoca ben altri “virus” e rischi.

Rischi, apparentemente  meno dolorosi di una poliomelite o tbc o epatite che riporti il tasso di mortalità infantile agli anni ’30 come vorrebbe qualcuno, ma sicuramente non meno gravidi di conseguenze.

Il garante della Privacy, Corriere, pagina 27, continua  a dire quello che nessuno ha né il coraggio, né l’ardire di affermare, forse perché spaventa i cittadini e soprattutto i consumatori che andando sul sito dove mettono i propri dati personali  per effettuare i pagamenti, rassicurati dalla scritta “questo è un sito sicuro”, non sarebbero proprio sereni leggendo la scritta “sì, ma non abbiamo mai fatto dei penetration test seri indipendenti e non abbiamo neanche la certificazione ISO 27000 per la gestione della sicurezza dei dati” e tutta una serie di strumenti che sono requisiti minimi e ci sono e dovrebbero essere resi obbligatori”.

E se anche non ci andiamo su questi siti, illusi dall’innalzamento a 3000 euro dell’uso dei contatti, avviene che periodicamente l’hacker di turno spesso ancora fresco di scompensi ormonali puberali, entra viola i dati di un ospedale delle cartelle sanitarie, l’elenco dei correntisti di una banca, la posta elettronica di Hillary o l’account di Twitter di Obama e chi più ne ha più ne metta, soprattutto se gli hacker sono russi.

Se le aziende tradizionali si tutelano sulla privacy, possibile che non ci sia una legge che obblighi davvero a questi standard chi opera sul web?

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