In Italia lo sport nazionale non è il calcio: è dire di sì, ma con condizioni peggiori del no

LETTERA San Siro, Sala, Danny De Vito e mia figlia

Italians

Egregio Severgnini,

Andrea Monti sulla Gazzetta dello sport di oggi https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/20-11-2019/san-siro-questione-nazionale-3501230183464.shtml si avventura in una questione spinosa: come non far scappare altri 1,2 miliardi di investimenti dall’Italia da parte dei soci (stranieri) di Inter e Milan.

Il sondaggio appositamente commissionato dalla rosea mostra come i tifosi attuali non vogliano che le due squadre di Milano si facciano lo stadio nuovo: ma se i soldi li mettono i soci, i quali contano di recuperarli generando reddito e posti di lavori in Italia, perché fare un sondaggio tra i tifosi?

Non parliamo dei cittadini elettori milanesi che punirebbero il Sindaco Sala se cementificasse la zona dello Stadio, magari bloccandola con lavori per anni.

Quindi il Sindaco Sala dice di sì ponendo alcune condizioni.

Un caro collega di sofferenze interiste, dice sempre che in Italia lo sport più popolare non è il calcio: è quello di dire di sì, ma con condizioni peggiori di un semplice no. E mi fa questo esempio: mia figlia 14 enne vuole andare per la prima volta con le amiche a un concerto e io le dico che può andare se la accompagno io, a un concerto che si tenga non allo stadio e non all’aperto, bensì solo a teatro con le poltrone, dove non ci siano gruppi o cantanti rap o trap o simili e che termini per le 18.00.

Io gli ho risposto che a me invece sembra tanto di assistere alla scena del film “Getta la mamma dal treno”, in cui Danny De Vito, un aspirante scrittore, al corso di scrittura creativa consegna al docente un romanzo giallo in cui ci sono solo due personaggi e al primo capitolo uno dei due viene ucciso. Il docente, Billy Crystal gli dice: “Ma certo che non leggo in classe ad alta voce il tuo racconto: quanto pensi ci metta il lettore a capire che il colpevole è l’altro?”

Il delitto è compiuto, il colpevole c’è già. E abbiamo già capito che le vittime del non decidere mai, come sempre, siamo noi.

 

 

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