Quando gli italiani trovano odiosa una tassa, non c’è teoria accademica che tenga…

http://italians.corriere.it/2015/09/13/tasse-sulla-casa-gli-italiani-non-le-sopportano/

Tasse sulla casa: gli italiani non le sopportano

Caro Beppe, cari Italians, non si può certo eccepire nulla alla tua risposta a Walter Colzani (“Renzi e l’abolizione della tassa sulla prima casa” – http://bit.ly/1ESp6bW ). In tutta Europa c’è una tassa sulla prima, sulle seconde case un’imposta di proprietà, una patrimoniale a rate. E’ la prima che Renzi vuole abolire, l’imposta sulla prima casa di proprietà, quella in cui tutti noi anche i più randagi e vagabondi devono vivere. Vale 3.5 miliardi di euro. Qualcosa che certo non ha un peso rilevantissmo sui 1.600 miliardi di PIL come riduzione della pressione fiscale: 0,2%. Nomisma che certo è molto competente e rigorosa nello studio, ha chiarito che abolire quest’imposta non redistribuisce equamente il reddito, insomma 180 euro in un anno non cambiano la vita di una famiglia media, e si rischia di regalarne 10 volte a una famiglia ricca. Meglio tagliare imposte sui redditi bassi, meglio decontribuire il nuovo sano lavoro. Tutti d’accordo? I miei studi universitari di scienza delle finanze dicono di sì. Peccato che poi sono entrato per 25 anni nella realtà italiana, come consulente di piccole e medie imprese, delle libere e autonome professioni, dietro alle quali ci sono 8 famiglie su 10. L’equità è una bella parola. Ma parliamo della realtà: gli italiani non ragionano così. Gli italiani se trovano odiosa e insopportabile una cosa, sono capaci di fare lo sciopero dei consumi e francamente non so dargli torto: tassare la proprietà che uno non usa certo per fare l’immobiliarista, la prima casa, è stata in realtà una imposta sul reddito, poiché è con il reddito che si paga, soprattutto i ceti popolari. Ed è stato fatto in luogo di tagliare l’enormità degli sprechi. 25 miliardi di imposte, di cui 4 sulla prima casa, 2% del PIL, un bel fardello di imposte in più proprio all’inizio della peggiore recessione dal 1929. E qui non bisogna essere Lafferiani come il premier Israeliano all’Expo per capire che si è affamata la mucca che ci dava il latte, anzi abbiamo rischiato di mangiarcela tutta quell’unica mucca che abbiamo. Il nostro amato Paese

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