Editoria digitale e tradizionale: mio nipotino Leo ci chiarisce bene la differenza e dov’è il valore per il consumatore.

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http://italians.corriere.it/2018/11/02/foto-159/

“Temporali, vento e fulmini” titola la home page del sito del Corriere questa mattina, un sabato piovoso e freddo. Quella home page, secondo molti, la dovrei leggere da solo a casa mia al calduccio, magari, per socializzare interagendo, partecipando alla gara di insulti, definiti interazioni, postati sotto la notizia. Tutto questo in luogo della mia copia cartacea preferita del “quotidiano borghesuccio” (così lo definisce il mio capo) che mi lascia le dita nere, comprata e chiacchierata con mio edicolante preferito (un livornese trapiantato a Milano, come dire uno delle Hawaii che vive in Tibet), e poi sfogliata al caffè pasticceria preferito, il cui gestore, interista, non manca mai allo stadio, quindi se manco io, mi dice le ultime da San Siro. Quella in carta, di copia, non titola mai “apocalittica perturbazione avvolgente turbinante!” oppure “GRAVISSIME criticità ALLUVIONALI”; lo faceva o lo avrebbe fatto ai miei tempi la Notte se avesse potuto (allora con Bernacca non avevano gli strumenti di oggi). E sappiamo che fine ha fatto quel quotidiano: non puoi competere in “pirlate in tempo reale” con la radio, TV, Internet, il Web e domani chissà che altro. Secondo me non è difficilissimo capire che l’editoria digitale e quella tradizionale sono cose diverse che vanno conservate entrambe proprio perché svolgono funzioni diverse, come il mio telefonino “aifon” è molto diverso da quello giocattolo di mio nipotino Leonardo, nel senso che il suo ha mooooolte più funzioni, a cominciare da quelle segrete e nascoste di Spiderman. Al nipotino Leo ho regalato, appunto, un libricino di carta con la prima storia di Spiderman punto da un ragno, che ha acquisito così i suoi superpoteri. Si è addormentato con quello in mano: speriamo che come il sottoscritto mantenga la convinzione che Youtube non gli potrà mai dare quello che ti dà l’immaginazione.

 

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