La giusta dimensione per l’azienda: creare valore per tutti

La società benefit, un modello che coniuga efficienza e produttività con la partecipazione dei dipendenti ai risultati e la sostenibilità con l’ambiente in una visione creazione del valore di lungo termine.

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-presentazione-libro-la-giusta-dimensione-milano-34877875665

http://italians.corriere.it/2017/05/29/56751/

Il ritorno del marketing fisico, materiale, analogico, discreto e… di carta!

https://www.marketingweek.com/2016/03/13/physical-marketing-is-making-a-comeback/?ct_5915783acb277=5915783acb319

Il dati del digitale hanno paradossalmente aiutato il mondo tradizionale del direct mailing cartaceo a profilare meglio il mercato passando dal marketing di massa al messaggio dedicato e personalizzato..E il contatto fisico con il prodotto, con il punto di vendita e soprattutto l’attenzione al messaggio con la carta è enormemente maggiore.

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Breve elogio degli antipatici

http://www.corriere.it/sette/17_maggio_04/breve-elogio-antipatici-73c2bbc8-30a4-11e7-a448-9b138eb1814c.shtml

Tutti vogliono essere simpatici. Ma chi ci prova, forse proprio perché ci prova, prima o poi diventa antipatico. La sindrome non risparmia nessuno: politici, imprenditori, attori e calciatori. Lo sa bene Matteo Renzi. Prima i suoi «ciaone» e «stai sereno» facevano furore. Poi è diventato «antipatico», «presuntuosetto». Ora lo si accusa pure «di aver messo su un po’ di pancetta». In politica non gli si dà pace. Una volta si diceva «Renzi non vince nel partito, ma vince nel voto degli italiani» e ora gli si imputa il contrario. Da rottamatore è diventato un rottamato. La stessa sorte era toccata pure a Silvio Berlusconi. Barzellettiere inesauribile, seduttore, innovatore politico. Oggi le sue platee sono invecchiate, come i suoi slogan. Fascino e simpatia sono un ricordo lontano.

Prima o poi succederà anche ai giovani politici di invecchiare e annoiare. Di sembrare artefatti come i loro sorrisi, teleguidati da sondaggi, clic. E allora quel sorriso posticcio diventerà il “quasi gol”, cantato dal telecronista Nicolò Carosio: l’emblema di una sconfitta. «Il nuovo invecchia e il vecchio torna di moda», come diceva Leo Longanesi. Così anche la simpatia è effimera e può diventare velocemente antipatia. Sull’eterno scontro tra Simpatici e antipatici c’è pure un omonimo film di Christian De Sica del 1998. E pure qui, alla fine della storia, il confine tra simpatia e antipatia non è più chiaro perché troppo sottile. Chi, come me, gira da 26 anni per l’Italia delle imprese, ne ha viste di tutti i colori. Nemmeno gli imprenditori sono immuni dal virus della simpatia forzata. Hanno modelli di riferimento molto vari. Flavio Briatore, Gino Strada, Mario Balotelli, persino Papa Francesco.

Forse però più che i simpatici o gli antipatici accattivanti, dovremmo prendere come modello di riferimento gli antipatici puri. Quelli che incontriamo sin dai tempi della scuola: il compagno secchione o la maestra pignola. Proviamo ad andare oltre gli stereotipi, ad allargare l’orizzonte. Pensiamo a un chirurgo senza orari, che si aggiorna e ci salva la vita, a un giornalista che mette in crisi le nostre certezze evitando di scrivere quello che già pensiamo, a uno scrittore che ci regala una frase memorabile o un verbo che non conosciamo, a un insegnante che fa il suo dovere. Tutti casi in cui si parla di preparazione, scrupolo, coscienza, rigore, etica e correttezza. Doti che non sempre, e non immediatamente, vengono associate alla simpatia. Forse queste persone potrebbero essere e starci antipatiche, perché non sempre cercano il consenso. Però sono preziose e sono quelle che davvero possono dare un valore aggiunto alle nostre vite. E allora gridiamo tutti insieme: «Viva gli antipatici!».