La storia del cliente segnalatore di Google

Sistemi Open

Chissà se qualcuno si ricorda ancora del perché Google vinse la guerra contro i concorrenti, gli altri nativi (allora) motori di ricerca per affermarsi come leader indiscusso su internet.

La fortuna di Larry Page e Sergey Brin fondatori di Google fu un cliente anonimo che inviava ogni tanto mail il cui unico contenuto era un numero. Il team di Google si scervellò, finché colse il suggerimento: il numero erano le parole contenute nella home page di google e il cliente segnalatore scriveva ogni qualvolta si superava il limite di testo da lui indicato.

Questo limite di testo allora era fondamentale per aumentare al massimo la velocità di caricamento della pagina, vista la lentezza della rete degli anni ’90. Fattore critico di successo colto da google e diventato arma vincente, a costo di far scomparire gli insezionisti nella home page (che compaiono solo dopo aver dato l’invio alla ricerca), a differenza di quanto facevano gli altri.

Se osserviamo i siti oggigiorno, proprio negli ultimi tempi, complice Youtube e Instagram, assistiamo proprio al percorso opposto di una ricchezza di grafiche.

Qcom

Le grafiche sono sempre più precise e digitali, i contenuti video sempre più presenti nell’intento di dare una dinamicità al sito, ma soprattutto una emozione avvolgente, come in un negozio di lusso si cura l’esperienza sensoriale di acquisto.

Cedec2

La novità, curiosamente simile alla tendenza delle copertine dei libri pubblicati in questi ultimi anni, è una “trasparenza” della pagina, una terza dimensione. Ciò che quindi era sconsigliato solo pochi anni fa, è quasi una necessità oggi.

Google

Google è restata fedele comunque a quella indicazione e ancora oggi la home page è di un bianco candido davvero senza paragoni, anche se man mano che passano gli anni le motivazioni di allora, quando la rete era lenta, vengono a cadere e vengono soppiantate per altre aziende dalla nuova strategia di comunicazione basata su una immagine che rafforzi davvero l’identità del prodotto e dell’azienda.

Chi non coglie questa evoluzione resta fuori: la strategia (comunicativa) di un business non è una legge immutabile, al contrario l’azienda deve avere strumenti per cogliere i segnali di cambiamento e aggiornarla o addirittura stravolgerla.

Gli esperti interni ed esterni, consulenti specialisti, hanno proprio questo compito, e in Google hanno valutato che la strategia sia oggi accentuare una diversità che diventa oggi sempre più identità, immagine, marchio.

Ecco perché Google è sempre uguale a se stessa e altri no.

 

 

 

I 10 peccati capitali del Marketing (senza dimenticare il peccato originale)

Kotler Blog

Questo interessante libro “in pillole” di Kotler ha il pregio di aver un sottotitolo ancora più interessante: sintomi delle 10 situazioni paradossali spesso ignorate.

1) L’impresa non è cliente-centrica

2) L’impresa non conosce a fondo i clienti obiettivo

3) L’impresa deve definire e monitorare (meglio) i concorrenti

4) L’impresa non ha gestito i rapporti con gli stakeholder

5) L’impresa non riesce a individuare nuove opportunità

6) L’impresa non ha adeguata pianificazione di marketing

7) L’impresa non integra le politiche dei prodotti e dei servizi

8) L’impresa non ha adeguata comunicazione di prodotto e marchio

9) L’impresa non è organizzata per attuare un’efficace strategia di marketing

10) L’impresa non trae benefici dalla tecnologia.

Quanto alle cure, seconda parte del sottotitolo, esse dipendono dal mercato specifico, dal posizionamento specifico dell’impresa, dalla natura e tipologia del business: le cure per il leader di mercato, per le grandi realtà non si adeguano per chi ha strategie di nicchia.

Questi punti di criticità, però, si riferiscono tutti al marketing operativo: sono tutti “figli” di un “peccato originale” e cioè spesso la non definizione chiara e precisa della strategia di posizionamento dell’impresa.

La strategia è semplicemente la risposta a questa domanda: quale parte del mercato è la mia parte di mercato da servire, difendere, sviluppare?

Il ruolo del Consulente di Direzione aziendale, è proprio quello di individuare e aggiornare e, se serve, stravolgere il posizionamento strategico insieme all’imprenditore.