Avete mai pensato di mettere un faro in alta montagna?

FARO

A oltre 2000 metri di altitudine e alle fonti del Reno, in cima all’Oberalpass, una vetta che divide una valle incantata dei Grigioni – dove la lingua romancia diventa un tuffo nel passato del provenzale e dei dialetti gallico-padani – dalle vette sopra ad Andermatt nel cantone tedesco di Uri al di là del Gottardo, qualcuno ha messo un faro.

Avete mai pensato di mettere un faro in alta montagna?

Se pensate che imitare gli altri, trovarsi questo o quel modello di idolo professionale, umano o imprenditoriale da scimmiottare, dire luoghi comuni del pensiero positivo o del politicamente corretto o scorretto, seguire il gruppo, seguire una fazione, sia essere vincenti, allora non lo avete mai pensato.

Qualche volta per vincere nella vita professionale, sul mercato, qualche volta per farsi notare, oppure semplicemente per essere fino in fondo originali, occorre fare cose che nessuno o quasi farebbe.

La giusta dimensione per l’azienda: creare valore per tutti

La società benefit, un modello che coniuga efficienza e produttività con la partecipazione dei dipendenti ai risultati e la sostenibilità con l’ambiente in una visione creazione del valore di lungo termine.

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-presentazione-libro-la-giusta-dimensione-milano-34877875665

Papa Francesco, le aziende e la meritocrazia

Il ritorno del marketing fisico, materiale, analogico, discreto e… di carta!

https://www.marketingweek.com/2016/03/13/physical-marketing-is-making-a-comeback/?ct_5915783acb277=5915783acb319

Il dati del digitale hanno paradossalmente aiutato il mondo tradizionale del direct mailing cartaceo a profilare meglio il mercato passando dal marketing di massa al messaggio dedicato e personalizzato..E il contatto fisico con il prodotto, con il punto di vendita e soprattutto l’attenzione al messaggio con la carta è enormemente maggiore.

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Breve elogio degli antipatici

http://www.corriere.it/sette/17_maggio_04/breve-elogio-antipatici-73c2bbc8-30a4-11e7-a448-9b138eb1814c.shtml

Tutti vogliono essere simpatici. Ma chi ci prova, forse proprio perché ci prova, prima o poi diventa antipatico. La sindrome non risparmia nessuno: politici, imprenditori, attori e calciatori. Lo sa bene Matteo Renzi. Prima i suoi «ciaone» e «stai sereno» facevano furore. Poi è diventato «antipatico», «presuntuosetto». Ora lo si accusa pure «di aver messo su un po’ di pancetta». In politica non gli si dà pace. Una volta si diceva «Renzi non vince nel partito, ma vince nel voto degli italiani» e ora gli si imputa il contrario. Da rottamatore è diventato un rottamato. La stessa sorte era toccata pure a Silvio Berlusconi. Barzellettiere inesauribile, seduttore, innovatore politico. Oggi le sue platee sono invecchiate, come i suoi slogan. Fascino e simpatia sono un ricordo lontano.

Prima o poi succederà anche ai giovani politici di invecchiare e annoiare. Di sembrare artefatti come i loro sorrisi, teleguidati da sondaggi, clic. E allora quel sorriso posticcio diventerà il “quasi gol”, cantato dal telecronista Nicolò Carosio: l’emblema di una sconfitta. «Il nuovo invecchia e il vecchio torna di moda», come diceva Leo Longanesi. Così anche la simpatia è effimera e può diventare velocemente antipatia. Sull’eterno scontro tra Simpatici e antipatici c’è pure un omonimo film di Christian De Sica del 1998. E pure qui, alla fine della storia, il confine tra simpatia e antipatia non è più chiaro perché troppo sottile. Chi, come me, gira da 26 anni per l’Italia delle imprese, ne ha viste di tutti i colori. Nemmeno gli imprenditori sono immuni dal virus della simpatia forzata. Hanno modelli di riferimento molto vari. Flavio Briatore, Gino Strada, Mario Balotelli, persino Papa Francesco.

Forse però più che i simpatici o gli antipatici accattivanti, dovremmo prendere come modello di riferimento gli antipatici puri. Quelli che incontriamo sin dai tempi della scuola: il compagno secchione o la maestra pignola. Proviamo ad andare oltre gli stereotipi, ad allargare l’orizzonte. Pensiamo a un chirurgo senza orari, che si aggiorna e ci salva la vita, a un giornalista che mette in crisi le nostre certezze evitando di scrivere quello che già pensiamo, a uno scrittore che ci regala una frase memorabile o un verbo che non conosciamo, a un insegnante che fa il suo dovere. Tutti casi in cui si parla di preparazione, scrupolo, coscienza, rigore, etica e correttezza. Doti che non sempre, e non immediatamente, vengono associate alla simpatia. Forse queste persone potrebbero essere e starci antipatiche, perché non sempre cercano il consenso. Però sono preziose e sono quelle che davvero possono dare un valore aggiunto alle nostre vite. E allora gridiamo tutti insieme: «Viva gli antipatici!».

Partire dai dati non basta: qual è la strategia?

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Si sta diffondendo sempre più la figura del Data Scientist aziendale.

E’ un bene: finalmente in azienda si fa mercato, impresa e organizzazione basandosi su criteri e obiettivi, reali, misurabili, raggiungibili. E i dati sono sempre più tempestivi, digitali, segmentati, rilevanti e frequenti.

Ma non basta: bisogna fare, appunto, mercato.

Non basta avere i dati, interpretarli, coinvolgere tutte le funzioni aziendali nel leggere i dati e porsi le domande su innovazione, servizio, prodotto, cliente. Bisogna elaborare e aggiornare la strategia, confrondandosi con un consulente di strategia.

Se le poste sono “il futuro dal volto umano” rivoglio il passato!

Se il futuro sono Poste Italiane, rivoglio il passato

Raccomandata 18-03-2017

Oggi è sabato e ritiro le raccomandate alla posta centrale;  in settimana  sono in giro per l’Italia, è la vita del consulente aziendale. L’avviso riporta che alle 10.30 del 18 di marzo la mia raccomandata sarà là, ma non c’è e dovrò tornare un altro giorno.

Nell’attesa di oltre un’ora, per gestire dicasi 10 persone che mi precedevano, le 3  dipendenti di Poste ne hanno fatte di tutti i colori, ce n’è una –  e ogni sabato è la stessa scena – che continuava a gridare il numero successivo invece di farlo apparire sul display.

Chi era fuori sulla porta  – nel frattempo la coda aumentava e l’ufficio è piccolo –poteva solo guardare il display. Ho fatto anche presente che un ipoacustico non avrebbe potuto sentire.

Dietro di esse c’era un armadio con scatole di cartone e liste in carta e manualmente dovevano passare tutte le buste in ogni scatola per trovare la busta intestata a chi si presentava con un biglietto emesso da una macchinetta.  Di avere un codice – si  tratta di raccomandate! Hanno un codice! – per gestire la logistica nell’ufficio non se ne parla neanche.

Il Sito di Poste Italiane recita: “poste italiane: Prodotti e servizi per tutti”,  fa molto chic e trendy parlare di prodotti postali e prodotti finanziari, ma  siccome prodotto è “qualsiasi bene o servizio che possa essere offerto per soddisfare un bisogno del cliente” direi che l’AD Francesco Caio sui servizi postali non soddisfa da tempo i nostri e da molto tempo.

PS: chissà quanto hanno speso – e perché le Poste essendo azionariato pubblico e servizio in monopolio – , per la campagna pubblicitaria “il futuro dal volto umano”. Se il futuro sono le poste rivoglio il passato.

PPS: il foglio sgualcito di carta fotocopiata male su cui avrei dovuto secondo l’impiegata fare reclamo non l’ho ritirato, ho proceduto on-line ma il sito dà errore. In inglese.

PPPS: se chi governa si occupasse di queste cose cambiando finalmente il Paese, i referendum li vincerebbe.