Piste rosse, piste nere e piste blu: un interessante parallelo del rischio traumatologico con la gestione del rischio aziendale

Le olimpiadi invernali sono in corso e gli sport sulla neve e sul ghiaccio sono all’ordine del giorno e Milano Cortina Bormio e le Valli Trentine e Bolzanine sono al centro dell’attenzione mondiale.

Nel 2024 è stata pubblicata un’interessante ricerca della società italiana di ortopedia e traumatologia, confermata anche recentemente https://www.orthoacademy.it/epidemiologia-traumi-piste-sci-piste-nere/ che ha mostrato come la maggior parte degli infortuni, oltre 50% avvengono sulle piste rosse (media difficoltà) e sulle piste blu (difficoltà bassa) con il 40% dei casi. Sulle piste nere avvengono solo 9% degli incidenti.

La caduta autonoma, con oltre 75% per cento dei casi è la causa dei traumi, mentre le collisioni sono una causa minoritaria. Le categorie più coinvolte sono gli over 50 e i bambini. I consigli degli ortopedici sono Preparazione Atletica, Attrezzatura Adeguata, Indossare il Casco e ridurre la Velocità.

Da questi dati si evince come il rischio anche in ambito aziendale sia da un lato prevedibile e gestibile a condizione di organizzare strumenti evoluti e adeguati al monitoraggio delle attività, procedure, istruzioni, verifiche, pianificazione degli strumenti.

Dall’altro lato, il fatto che gli infortuni avvengano su piste relativamente più facile significa che l’evento non dipende solo dalla complessità ambientale, ma anche e soprattutto dalla mancata preparazione o predisposizione atletica, e dalla scelta di chi non è preparato di abbassare il livello di complessità: la percezione è diversa dalla realtà!

E qui il parallelo finisce: le aziende che si trovano dover a competere su “piste nere” spesso scelgono di ridurre il rischio evitando la competizione e scegliendo nicchie meno ambite, ma questo non riduce affatto il rischio se non c’è adeguata preparazione.

Infatti i settori, i business, e gli ambiti competitivi più rischiosi sono di regola sempre (premio per il rischio) quelli più profittevoli.

Meglio dunque pianificare adeguati strumenti gestionali per la gestione del rischio e individuare responsabili di gestire questi strumenti: l’azienda non deve individuare figure e ruoli aggiuntivi, addizionali e differenti, ma deve usare gli stessi strumenti, referenti e processi per gestire anche il rischio.

La prima cosa da fare è dunque mappare, analizzare il rischio e pianificare strumenti da progettare insieme alla selezione e alla formazione delle figure preposte alla gestione di sistemi e ambiti competitivi complessi: la figura del consulente aziendalista è tipicamente quella del project manager che si affianca alla Direzione Aziendale per queste attività, individuando, se non presenti in azienda nuove figure e ruoli.

E’ proprio il caso di dire: non rischiate di non correre un rischio che si può gestire se questo significa il declino dell’azienda!

Per approfondimenti: gianluigi@gianluigimelesi.com

Ha vinto Trump: la laurea non serve a nulla?

Il mercato elettorale e quello dei beni di consumi hanno molto in comune, più di ciò che non si pensi: demonizzare l’elettore della provincia poco scolarizzato, pragmatico, egoista è sempre fatale.

I dati analitici dei flussi elettorali arriveranno in dettaglio tra qualche mese, ma già si può ragionare su moltissimi spunti che l’elezione di Trump ci fornisce dal punto di vista della mappatura del mercato.

Trump ha preso molti voti anche negli stati laddove ha perso nella gara per aggiudicarsi tutti i grandi elettori e tali voti sono stati utili a vincere le elezioni al Congresso e il voto popolare: come per le aziende quindi è la somma delle singole nicchie che conta e più sono le nicchie create, maggiore è la consistenza complessiva.

Decisivi a quanto sembra sono stati non più di 1,5 o 2 milioni di elettori distribuiti su 7 stati cosiddetti “fly-over” della provincia in cui i due candidati erano vicini nei sondaggi: il lavorare sul mercato in modo specifico non solo da città a provincia, ma anche nei singoli distretti all’interno delle stesse province con un geomarketing molto accurato che tenga conto della geografia economica e fisica paga e ha sempre pagato.

L’errore classico dell’azione sul mercato (elettorale in questo caso) è sempre stato quello di cercare una formula unica: nei mercati dei prodotti e servizi lo può fare solo il leader di mercato che abbina questa strategia massificata a quella di schiacciamento dei prezzi.

La segmentazione psico sociale dell’elettorato è altrettanto importante, gruppi sociali, etnici, le fasce di età, ma non solo: laddove è favorito l’avversario comunque cercare sempre e sempre chi vuole distinguersi, differenziarsi e sentirsi diverso con orgoglio proprio dai coetanei, da concittadini, dai compagni di scuola, dagli altri in una parola.

Per chi conosce il libro di De Amicis potremmo chiamarla la “strategia di Franti”.

Si tratta del consumatore disobbediente, discontinuo, umorale, infedele che spesso è più raggiungibile del consumatore ossessionato da “valori” e “coerenze” in modo dogmatico che è difficile “tenere insieme” un po’ come nella battuta classica che potremmo parafrasare in “due democratici, tre opinioni”

Usare i social? S’ anche, ma se si analizza bene a fondo: comizi non è certo venuta meno la macchina tradizionale delle elezioni americane, raccolta fondi, organizzazioni locali, comitati in ogni settore, categoria professionali o lavorativa.

 Il nuovo non soppianta mai il vecchio, la società è fatta di stratificazioni il mezzo non è mai neutro nella comunicazione.

La demonizzazione del potenziale cliente è la morte del marketing, anche elettorale. Mai mettere platealmente l’elettore contro l’altro elettore, ma dare a ciascuno l’impressione di identificarsi. La coalizione democratica, generalista, è troppo vasta ed è andata in contraddizione. Diritti sociali contro diritti civili hanno ingenerato confusione. Il messaggio deve essere chiaro, nitido, semplice, di comprensione immediata e diretto: Trump ha vinto sul taglio alla spesa e alle tasse, sull’immigrazione, sui dazi e le politiche industriali. Gli altri temi sono stati marginali.

L’elettore indeciso medio provinciale è poco scolarizzato: dare ascolto a questa che non è affatto una nicchia piccola, farlo sentire parte di una piattaforma, non demonizzare il suo modo di vedere le cose per quanto sia poco preparato, in contraddizione, la sua visione per quanto incoerente o egoista (ammesso che sia un difetto) sia. Non ha mai portato bene nel mercato non di lusso dire “tu no” o “tu non capisci niente”.  

La realtà del mercato e il punto di vista del consumatore vanno sempre accettati per come sono ed è proprio obiettivo e capacità di chi ha una scolarizzazione alta quello di riuscire a comunicare con chi non ne ha, tra i dipendenti di un’azienda, tra i clienti e tra gli elettori. Se hai imparato qualcosa all’Università deve essere questo, non teoremi.

E’ la somma che fa il totale diceva Totò: e mai come in questi casi il motto è indovinato.

Ogni mercato va studiato a fondo e le aziende con concorrenti più forti sui prezzi e finanziariamente potenti, devono moltiplicare sforzi e coltivare competenze elevate eccellenti di ridefinizione del mercato attraverso la segmentazione e una nuova catena del valore: vogliamo farlo insieme? Contattami: gianluigi@gianluigimelesi.com