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About Gianluigi Melesi

Linkedin: https://www.linkedin.com/in/gianluigi-melesi-35089216/ Strategic Top Consultant and researcher https://www.cedec.it/ - Consulente, Formatore e Ricercatore manageriale. Teacher & Traning (MBA, Management Training, Business Coaching) https://www.linkedin.com/school/unicatt/ CEO, CFO, HR and General Manager Manufacturing & cross-industry experience Communication skills – Professional translator in my field Multi cultural & Multi Language working skills Team Management working skills. International experience: export Manager. Italian Association of Linguistic Services: Member of the Council http://www.federlingue.it/ Autore del libro - Author of the book: "L'impresa Calzaturiera" https://editricesanmarco.it/catalogo/l-impresa-calzaturiera-3-l-organizzazione/

Vendere prodotti in forte crescita? Troppo facile: provate a vendere le cravatte.

Andamento Industria Moda

Ci sono dati di vendita nei settori alimentare, cosmetico, per la cura della persona e altri che sono eccezionali. Le vendite crescono a doppia cifra, in qualche nicchia a tripla.

L’abbigliamento nel suo complesso sta invece regredendo da anni, anche se gli ultimi dati grazie anche all’export si tiene duro.

I dati del sell-out in Italia sono impietosi, e in particolare quello di alcuni prodotti, in particolare quelli in pelle e le cravatte che registrano sia un calo di fatturato sia di sell-out in Italia.

A chi verrebbe in mente, dunque di aprire una attività connessa con la produzione o solo la vendita della cravatte? Eppure il mercato mondiale delle cravatte non è affatto in calo, probabilmente si tratta di problemi legati alle capacità delle aziende italiane di stare sul mercato, di competere con i colossi “della seta”, di proporre il made in Italy particolare per questo accessorio.

Ma c’è molto altro: perché quando un settore è in declino si pensa che no vi siano opportunità? Eppure è proprio in questi momenti di disinvestimento che si aprono grandi opportunità a condizione di avere l’idea e gli strumenti giusti. E’ in questo momento che cliente, distribuzione e consumatore sono disposti ad aprirsi a nuove proposte.

Il mercato di un accessorio in apparente crollo verticale – condannato da una errata percezione del prodotto come di “ingessato” o di “capo cattivo” – è un’ottima palestra per comprende ciò che in realtà ogni start-up dovrebbe fare.

Vendere un prodotto che “si vende da solo” grazie a un gioco win-win di costi minori ottenuto tramite una App o un sistema di matching di “market facilitator” o una mera riorganizzazione della catena di valore, tagliando magari uno o due passaggi grazie all’e-commerce, non è un vendere, e pone l’attività comunque a rischi di entrata di concorrenti pericolosi.

La vera missione imprenditoriale è invece quella del “prodotto difficile” in un “mercato complesso” in condizioni di calo strutturale e disaffezione.  Allora: vogliamo provare a vendere le cravatte?

 

Una giornata (semiseria, ma non troppo) in Azienda

Una giornata in azienda

FOTO Libri: “Una Giornata in Azienda”, per manager e affini

“Credo che la vostra economia dovrebbe ruotare attorno al benessere generale e che voi dobbiate organizzarvi secondo principi razionali e iniziare a seguire maggiormente le leggi della logica che se anche dimostrate di comprendere in pratica poi ignorate…”

Il racconto più odiato da Dirigenti, Manager e Presunti Tali.

Con uguale dose di realismo, ciò che è stato fatto per i redditi da capitale va fatto anche per i redditi da lavoro

http://italians.corriere.it/2018/06/12/foto-103/

FOTO La flat tax, i conti economici, la tartaruga e la lepre

risponde Beppe Severgnini

Egregio Severgnini, chi argomenta è considerato noioso da chi è smart sui media; ma i ragionamenti prima o poi si incontrano come la tartaruga e la lepre nella favola: ed è la prima a vincere. Le aliquote fisse su rendite finanziarie o immobiliari non hanno favorito gli evasori: è stato premiato chi già pagava tutto, e troppo, e anche per chi evadeva. Con ulteriore realismo va fatto anche per i redditi da lavoro, salvo credere che il carrozzone pubblico “redistribuisca” davvero quanto toglie ai redditi alti. Renzi annunciò nel 2014 una riforma dell’IRPEF (mai fatta), ma l’errore è di guardare la media del “pollo di Trilussa” e dire che 98% degli italiani guadagna meno di “tot“ e allora quel “tot” è alto. Sbagliatissimo: un reddito da 2500 euro al mese al netto di imposte è 1.200 o 1.400, il che oggi non basta da soli. Con 2 figli servono 4 mila euro che netti sono 2.500 mila euro e di più se si ha partita IVA. Sono redditi da Paperone? E quanto pesano davvero 200 euro in più su un reddito da 1.200? Molto più di 800 su uno da 4.000! La politica economica “non è sport per signorine” diceva qualcuno. Tu dici che con la Flat Tax si scassano i conti pubblici (“Flat tax, un regalo solo per i ricchi?”, https://bit.ly/2JrMa96 ), a meno di avere una crescita eccezionale. Per avere crescita bisogna tagliare 50 miliardi di spese in un bilancio fatto di sprechi, incentivi alle imprese e altre prebende, come dicono Alesina e Giavazzi, e avere meno titoli pubblici da rinnovare ottenendo come la Germania tassi negativi. Gli elettori dicono che è venuto il momento di rendere indipendente la variabile dipendente: “fate come volete ma più di tanto non possiamo più pagare”. Traduco: la crescita eccezionale viene proprio dall’avere più reddito da investire e spendere. Mi scuso per aver annoiato, la lepre è arrivata da un po’, e io, tartaruga, però ci sono arrivato con precisione: minore spesa pubblica + minori tasse = più crescita = più avanzo = meno debito = meno spesa pubblica = meno tasse = più crescita = meno debito……

Gianluigi Melesi ,

 La Tortue et la Lièvre

Il Controllo di Gestione non sono numeri e non è neanche un programma.

COGE

Spesso succede di ricevere da contatti su Linkedin richieste di un modello di base di un controllo di gestione, quasi che il consulente fosse un programmatore. Chi lo richiede pensa a un modello preconfezionato da adattare alla situazione specifica.

Ma il controllo di gestione sono numeri? Si tratta soltanto di leggere in modo diversi i costi e i ricavi come fosse un algoritmo di riclassificazione? O piuttosto uno strumento conoscitivo, un modo di vedere i numeri in modo diverso, spesso provocatorio, che spesso mette in crisi il modo con cui vengono raccolti contabilmente quei numeri?

La domanda da porsi è: dov’è il valore che io creo e per avere il quale il mio cliente è disposto a pagare più, persino molto di più, di quello dato dalla sommatoria delle risorse che utilizzo?

In realtà, quindi, i parametri che permettono di “ridisegnare” il risultato finale, o addirittura di metterlo pesantemente in crisi, sono più importanti delle formule. La natura dei  misuratori di assorbimento delle risorse che i costi quantificano, i ragionamenti industriali e gestionali, commerciali e soprattutto strategici, l’analisi del valore che richiede approfondimenti sulla catena dello stesso, sono aspetti più critici.

Uno strumento manageriale è un metodo conoscitivo della situazione gestionale, commerciale, di mercato se e solo se incorpora la managerialità, le competenze, le visioni, cioè il piano di azienda di chi dovrà utilizzarlo.  Progettare un “cruscotto” di controllo e gestione è la parte più importante del processo di sviluppo del modello.

Farlo con il professionista giusto significa agire veramente sulle determinanti del risultato e capire dove sta veramente il valore. Se c’è!

 

Cercasi consulenti che risolvano i problemi, di venditori ne abbiamo già troppi

LETTERA E ora tutti consulenti… Il welfare e la tassazione da Stato ‘leviatano’

Nel mio lavoro, quando un’azienda mi chiama, è perché l’imprenditore non ce la fa a risolvere un problema; è il lavoro del consulente aziendale. Curiosamente, negli ultimi tempi sono diventati tutti consulenti. Se vuoi vendergli qualcosa, subito gli italiani si irrigidiscono e non si dice più venditore: tutti si travestono da consiglieri. Hai questo problema? Ecco la soluzione! Che consiglio ti ho dato! Se però mi presentassi dal cliente a dirgli che il mondo una volta era meglio, che il consumatore comprava tutto e ora è più furbo e infedele, i concorrenti scorretti e i collaboratori inefficienti e lo Stato ingordo, mi manderebbe via subito: per aprire il “cahier de doléance” non c’è bisogno di pagare un consulente. In questi giorni la cosa più grave che emerge è che i politici attuali, tutti, nessuno escluso, da gretti venditori non solo non risolvono i veri problemi ma li ignorano in modo intenzionale, semplicemente perché non sono capaci di risolverli, o non lo sono stati, come è avvenuto per chi ha governato recentemente. Qual è il nostro problema? A me è chiaro: abbiamo un modello di Stato sociale; come facciamo a farlo sopravvivere? Non ci possiamo più permettere una tassazione da Stato ‘leviatano’, e però quelle entrate ci servono per tenerlo in piedi. Negare che la tassazione e la spesa pubblica siano eccessive, che in passato lo sono state e infatti ci siamo troppo indebitati e non dobbiamo farlo più, che sia spesa inefficiente ed eccessiva nella parte corrente, mentre insufficiente nella parte degli investimenti e infrastrutture, e che si possa risparmiare molto essendo capaci di farlo, negare tutto questo non è il modo di risolvere il problema. Tutte le altre strade non risolvono il problema, Euro o non Euro, Europa o no, il problema resta. E’ difficile il problema? E certo! Se non fosse difficile non sarebbe un problema. Di venditori politici ce ne sono d’avanzo: c’è qualche vero consulente in giro? Si faccia avanti. Ora o mai più.

Bisogna stare molto attenti perché Scipione ci investirà violentemente, ma il ciclone russo se ne sta in agguato.

LETTERA È il meteo o che?

weather report

Le previsioni del tempo hanno assunto toni epici ed epocali, tipo cronaca della battaglia di Salamina, di Filippi o di Waterloo. Non ci credete? Qui di seguito riporto un testo preso da uno di quei siti internet delle previsioni del tempo trovato mentre cercavo di capire se domenica avrei potuto fare una lunga camminata nella bassa lombarda verso l’Abbazia di Morimondo e tornare asciutto.

“La dinamica dell’arrivo dell’anticiclone africano è da manuale; una bassa pressione dall’Atlantico settentrionale scenderà di latitudine andando a collocarsi nei pressi del Portogallo, da qui Scipione verrà richiamato dal deserto del Sahara dove sostava, e alimentato da masse d’aria calde e più umide comincerà ad invadere il Mediterraneo e quindi l’Italia già nel corso di Sabato 26 Maggio.

Ma attenzione, questa situazione potrebbe non durare così a lungo, infatti i dati che provengono dal centro meteorologico americano indicano che la posizione anomala di un campo anticiclonico presente tra la Scandinavia e la Russia invierà verso l’Europa un minaccioso centro di bassa pressione che muovendosi con moto retrogrado punterebbe a raggiungere l’Italia proprio verso fine mese, riducendo la fiammata africana di Scipione soltanto alla durata di qualche giorno.”

Dunque riassumendo: Scipione che se ne stava in agguato e ora infiamma le giornate e mi raderà al suolo e rischia di bruciarmi vivo, ma il minaccioso ciclone russo chissà cosa ne combinerà, magari un turbine mi lancerà in aria e mi ritroveranno solo con il prossimo raccolto di trebbiatura. Speriamo vivo: ma male che vada mangio gli asparagi selvatici e le more di gelso che è stagione!

Ghost writer: perché l’autore sulla copertina del libro non è chi l’ha scritto.

Books

Discutendo con un piccolo editore del settore libri di narrativa e saggistica è emerso che una buona parte dei libri che leggiamo non sono scritti dagli autori riportati in copertina. Di molti nomi si vocifera da tempo e sono notissimi, ma ce ne sono di insospettabili. E’ un fenomeno storico, ma la quota però cresce in modo costante insieme al dato di progetti editoriali come quello di Elena Ferrante, pseudonimo dietro al quale non si sa chi ci sia.

E’ un dato sorprendente anche per me che ho steso diversi testi di management e organizzazione per conto di società e professionisti che hanno usato il libro come strumento e contenuto di comunicazione.

In questo caso, nelle collane di libri di impresa, ci sono ottimi motivi per farsi scrivere un libro da un ghost writer: spesso ha doti narrative maggiori, spesso è più legato alla forma, allo stile, che ai contenuti, spesso l’autore sulla copertina è un professionista, un manager, uno stilista, un personaggio affermato, grande comunicatore, ma scrivere un libro, seguire una traccia narrativa, capire come viene percepito da chi legge – cosa diversa da chi ascolta – è una dote diversa.

Poiché lo story telling aziendale come genere si è affermato, il libro scritto a quattro mani, da un autore specializzato e dall’imprenditore e fondatore di un’attività è stato sdoganato ed è a tutti noto.

Ma perché un romanziere, un autore di narrativa, un personaggio televisivo dovrebbe fare il “venditore” del libro in modo migliore rispetto a chi l’ha scritto? Perché secondo gli editori l’autore sconosciuto o magari poco televideofotowebgenico sarebbe inadatto a firmare il suo libro? Forse perché serve lo scrittore ideale per il libro ideale e il lettore ideale e se non corrisponde a ciò che già c’è bisogna inventarlo.

Se ci pensiamo bene anche quando definiamo un prodotto o un servizio ideale, stiamo parlando di qualcosa che non esiste e che non deve esistere perché deve costantemente tendere all’ideale. Il costo ideale, il prezzo ideale, le caratteristiche ideali, le prestazioni, il design, i requisiti e il valore ideale.

L’unico modo per mantenere un mercato e raccogliere continuamente i dati per confrontare il reale dall’ideale. Ed è là, dove c’è differenza, che ci sono opportunità di mercato!

 

L’analisi del mercato è l’unica mappa per orientarsi nel business

start-up.jpg

In fondo tutte le imprese sono Start up.

Alcune perle del libro:

  • L’analisi di mercato è l’unica mappa per orientarsi nel business
  • Trovatevi un direttore finanziario: non se ne può occupare l’imprenditore ma la liquidità e la marginalità effettiva vanno gestite, o finisce la storia
  • Mantenete sempre una mentalità start up e create un team
  • Perseguite obiettivi che non siano solo economici e a breve

 

“Come sono queste brioche?” “Buone!”

FOTO “Come sono queste brioche?” Buone, e basta!

Torta

Cari Italians, egregio dottor Severgnini, Enea Berardi ci ha deliziati con il cliente smemorato italiano al ristorante: io più modestamente direi che c’è anche quello da bar (“Al ristorante: il “Cliente Smemorato” e affini”, https://bit.ly/2vixhiM ). Ricordate la famosa gag del gusto di gelato al pistacchio che il cliente continua a richiedere nonostante il barista gli dica in tutti i modi essere l’unico che è finito? La mattina nelle caffetterie italiane a volte si svolge spesso una scena altrettanto divertente, quando un certo tipo di cliente, arriva di fronte alla vetrina dei dolci, quattro metri di lunghezza e uno e mezzo di profondità, e chiede: “Come sono le brioche?”. A questo punto il gestore inizia con la filastrocca: “queste sono con crema, queste alla marmellata di mirtillo, albicocca, fragolina di bosco dell’Umbria e uvaspina del Mugello, vegane, vegetariane, fruttariane, verduriane e senza glutine, per ciliaci, qui abbiamo i croissant alla nutella, i fagottini pere e cioccolato, poi ecco qui le crostatine, anch’esse alla frutta, alla marmellata, o crema, mela, le frolle, le sfoglie, i pasticcini, i pasticciotti, i bigné, i cannoncini, i bigné, i cannoli e le cassate siciliane, le torte…”. La risposta, inevitabile come la pioggia in questi giorni, è: “no, vabbè la prendo vuota”. Una delle volte in cui mi sono divertito di più, infatti, è stata proprio oggi in un bar di Nova Milanese in piazza, dove i metri di esposizione erano solo due, ma c’erano almeno 20 gusti diversi e dove la cameriera in modo molto sagace alla domanda della cliente “Come sono queste brioche?” ha risposto prontamente: “buone”. PS: un saluto a Giovanni, il mio barista di caffetteria di fiducia a Milano: non dico di quale caffetteria, ma lui di queste storie, potrebbe farne un libro. Quando esco dopo il caffè, siccome lo tormento chiedendogli di raccontarmene di nuove, mi saluta sempre con un (citazione di Govi): “Arrivederci…ma raramente!”.

Il ritorno ai mercati ambulanti: torneremo al porta a porta?

Marché

In Francia si sta sviluppando molto il commercio ambulante gestito direttamente dai produttori o trasformatori del prodotto.

Ai settori tradizionalmente votati ai mercati di strada, come frutta e verdura e abbigliamento o calzature, si aggiungono formaggi e salumi, prodotti tipici locali, artigianato, olio e vino e macellerie, i cui piccoli produttori, aziende familiari,  spesso non hanno un vero punto di vendita.

Il ritorno al commercio con dettaglio ambulante è una risposta efficace al commercio elettronico, poiché in questo caso è il prodotto che va dal consumatore e non viceversa, e può sfruttare i moderni strumenti di analisi dei dati per “posizionare” la bancarella.

Già oggi, in Italia, molti ambulanti arrivano al mercato di strada locale, con ordini fatti via cellulare dagli abitanti della zona, che passano solo a ritirare, o addirittura, che attendono il “ragazzo con la bicicletta e la cassettina dietro” che va e viene dal mercato verso le case del quartiere. Una strategia efficace per ottimizzare gli acquisti.

Un settore che non è mai decollato veramente in Italia, il porta a porta, fatto direttamente dal mercato locale, anche visto l’invecchiamento della popolazione, potrebbe quindi rappresentare un’ulteriore risposta efficace sia alla grande distribuzione, sia all’e-commerce.

Insomma i venditori del “Folletto” hanno sempre molto da insegnarci!