Il ritorno del marketing fisico, materiale, analogico, discreto e… di carta!

https://www.marketingweek.com/2016/03/13/physical-marketing-is-making-a-comeback/?ct_5915783acb277=5915783acb319

Il dati del digitale hanno paradossalmente aiutato il mondo tradizionale del direct mailing cartaceo a profilare meglio il mercato passando dal marketing di massa al messaggio dedicato e personalizzato..E il contatto fisico con il prodotto, con il punto di vendita e soprattutto l’attenzione al messaggio con la carta è enormemente maggiore.

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Breve elogio degli antipatici

http://www.corriere.it/sette/17_maggio_04/breve-elogio-antipatici-73c2bbc8-30a4-11e7-a448-9b138eb1814c.shtml

Tutti vogliono essere simpatici. Ma chi ci prova, forse proprio perché ci prova, prima o poi diventa antipatico. La sindrome non risparmia nessuno: politici, imprenditori, attori e calciatori. Lo sa bene Matteo Renzi. Prima i suoi «ciaone» e «stai sereno» facevano furore. Poi è diventato «antipatico», «presuntuosetto». Ora lo si accusa pure «di aver messo su un po’ di pancetta». In politica non gli si dà pace. Una volta si diceva «Renzi non vince nel partito, ma vince nel voto degli italiani» e ora gli si imputa il contrario. Da rottamatore è diventato un rottamato. La stessa sorte era toccata pure a Silvio Berlusconi. Barzellettiere inesauribile, seduttore, innovatore politico. Oggi le sue platee sono invecchiate, come i suoi slogan. Fascino e simpatia sono un ricordo lontano.

Prima o poi succederà anche ai giovani politici di invecchiare e annoiare. Di sembrare artefatti come i loro sorrisi, teleguidati da sondaggi, clic. E allora quel sorriso posticcio diventerà il “quasi gol”, cantato dal telecronista Nicolò Carosio: l’emblema di una sconfitta. «Il nuovo invecchia e il vecchio torna di moda», come diceva Leo Longanesi. Così anche la simpatia è effimera e può diventare velocemente antipatia. Sull’eterno scontro tra Simpatici e antipatici c’è pure un omonimo film di Christian De Sica del 1998. E pure qui, alla fine della storia, il confine tra simpatia e antipatia non è più chiaro perché troppo sottile. Chi, come me, gira da 26 anni per l’Italia delle imprese, ne ha viste di tutti i colori. Nemmeno gli imprenditori sono immuni dal virus della simpatia forzata. Hanno modelli di riferimento molto vari. Flavio Briatore, Gino Strada, Mario Balotelli, persino Papa Francesco.

Forse però più che i simpatici o gli antipatici accattivanti, dovremmo prendere come modello di riferimento gli antipatici puri. Quelli che incontriamo sin dai tempi della scuola: il compagno secchione o la maestra pignola. Proviamo ad andare oltre gli stereotipi, ad allargare l’orizzonte. Pensiamo a un chirurgo senza orari, che si aggiorna e ci salva la vita, a un giornalista che mette in crisi le nostre certezze evitando di scrivere quello che già pensiamo, a uno scrittore che ci regala una frase memorabile o un verbo che non conosciamo, a un insegnante che fa il suo dovere. Tutti casi in cui si parla di preparazione, scrupolo, coscienza, rigore, etica e correttezza. Doti che non sempre, e non immediatamente, vengono associate alla simpatia. Forse queste persone potrebbero essere e starci antipatiche, perché non sempre cercano il consenso. Però sono preziose e sono quelle che davvero possono dare un valore aggiunto alle nostre vite. E allora gridiamo tutti insieme: «Viva gli antipatici!».

Partire dai dati non basta: qual è la strategia?

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Si sta diffondendo sempre più la figura del Data Scientist aziendale.

E’ un bene: finalmente in azienda si fa mercato, impresa e organizzazione basandosi su criteri e obiettivi, reali, misurabili, raggiungibili. E i dati sono sempre più tempestivi, digitali, segmentati, rilevanti e frequenti.

Ma non basta: bisogna fare, appunto, mercato.

Non basta avere i dati, interpretarli, coinvolgere tutte le funzioni aziendali nel leggere i dati e porsi le domande su innovazione, servizio, prodotto, cliente. Bisogna elaborare e aggiornare la strategia, confrondandosi con un consulente di strategia.

Se le poste sono “il futuro dal volto umano” rivoglio il passato!

Se il futuro sono Poste Italiane, rivoglio il passato

Raccomandata 18-03-2017

Oggi è sabato e ritiro le raccomandate alla posta centrale;  in settimana  sono in giro per l’Italia, è la vita del consulente aziendale. L’avviso riporta che alle 10.30 del 18 di marzo la mia raccomandata sarà là, ma non c’è e dovrò tornare un altro giorno.

Nell’attesa di oltre un’ora, per gestire dicasi 10 persone che mi precedevano, le 3  dipendenti di Poste ne hanno fatte di tutti i colori, ce n’è una –  e ogni sabato è la stessa scena – che continuava a gridare il numero successivo invece di farlo apparire sul display.

Chi era fuori sulla porta  – nel frattempo la coda aumentava e l’ufficio è piccolo –poteva solo guardare il display. Ho fatto anche presente che un ipoacustico non avrebbe potuto sentire.

Dietro di esse c’era un armadio con scatole di cartone e liste in carta e manualmente dovevano passare tutte le buste in ogni scatola per trovare la busta intestata a chi si presentava con un biglietto emesso da una macchinetta.  Di avere un codice – si  tratta di raccomandate! Hanno un codice! – per gestire la logistica nell’ufficio non se ne parla neanche.

Il Sito di Poste Italiane recita: “poste italiane: Prodotti e servizi per tutti”,  fa molto chic e trendy parlare di prodotti postali e prodotti finanziari, ma  siccome prodotto è “qualsiasi bene o servizio che possa essere offerto per soddisfare un bisogno del cliente” direi che l’AD Francesco Caio sui servizi postali non soddisfa da tempo i nostri e da molto tempo.

PS: chissà quanto hanno speso – e perché le Poste essendo azionariato pubblico e servizio in monopolio – , per la campagna pubblicitaria “il futuro dal volto umano”. Se il futuro sono le poste rivoglio il passato.

PPS: il foglio sgualcito di carta fotocopiata male su cui avrei dovuto secondo l’impiegata fare reclamo non l’ho ritirato, ho proceduto on-line ma il sito dà errore. In inglese.

PPPS: se chi governa si occupasse di queste cose cambiando finalmente il Paese, i referendum li vincerebbe.

Quei collaboratori dell’azienda sempre impegnati al 100% a rincorrere la carta…

http://www.cedec-pmi.it/it/blog/la-nuova-liquidazione-trimestrale-delliva-obbligatoria-dal-2017-unoccasione-progettare-e

La nuova liquidazione trimestrale dell’IVA obbligatoria dal 2017: un’occasione per progettare e realizzare una amministrazione più efficiente e in linea.

Le novità fiscali del Decreto Legge 193/2016 come da ultimo convertito in Legge introducono il nuovo adempimento a partire dal 2017 della comunicazione trimestrale di tutti i dati della fatturazione e della loro trasmissione telematica con liquidazione entro il trimestre successivo, anche se l’azienda è a credito di IVA.

Il decreto stesso controbilancia il peso di un ulteriore adempimento abolendo lo Spesometro e, il modello Intra 2 e le cosiddette “black list”.

Per le aziende con amministrazioni più evolute, questa variazione non comporta necessità di riorganizzazione in quanto il ciclo attivo e passivo sono gestiti in modo integrato e, in molti casi di aziende più grandi, la liquidazione IVA è fatta in modo automatico dal sistema.

Per molte PMI, Piccole e Medie Imprese, questo accorciamento dei tempi può comportare qualche problema, soprattutto se i fornitori sono artigiani o partite iva individuali che gestiscono ancora manualmente l’emissione della fattura e la spediscono in forma cartacea.

Le stesse PMI che hanno meno risorse per questi continui aggiornamenti, spesso gestiscono manualmente il ciclo passivo, lato fornitori, e qualche volta persino il ciclo attivo, lato clienti, senza utilizzare l’inserimento preventivo dell’ordine in modo da avere un flusso controllato:

offerta/preventivo  ⇒ conferma d’ordine  ⇒ ddt/bolla di lavorazione ⇒ fatturazione ⇒ gestione e previsione scadenze di pagamento e incasso.

In questo modo l’amministrazione passa giornate a registrare fatture non collegate a un ordine o a una consegna, a un preventivo, a un listino, e così, facendo neanche collegato a una pianificazione e programmazione della funzione acquisti.

La mancanza di una valutazione delle politiche degli acquisti sulla base di budget coinvolge anche la verifica di disponibilità finanziaria ed economica, magari negoziando le condizioni di pagamento e tutto questo impegna quotidianamente, tutto il mese o quasi, i collaboratori dell’imprenditore, sempre presi a “fare carta” e apparentemente impegnati al 100%.

Questa novità fiscale può e deve quindi ora essere l’occasione per riorganizzare la funzione Amministrazione Finanza e Controllo delle PMI facendo tesoro dell’esperienza delle aziende più evolute, e dotandosi di un sistema manageriale della gestione dei cicli acquisti, vendite, magazzino che devono essere progettati prima ancora che presidiati e implementati.

Per questa criticità della funzione di “uomo dei numeri” il responsabile dell’amministrazione nella scelta di aggiornamento e sviluppo del programma gestionale deve farsi affiancare da un professionista che lo assista nell’evoluzione dei sistemi contabili verso l’eccellenza.

Il povero libraio vittima della mamma-da-battaglia

http://italians.corriere.it/2017/02/09/50991/

A proposito degli studenti che non leggono

Caro Beppe, a proposito degli studenti che non leggono, se si vuole avere una bella fotografia della situazione bisogna parlare con i librai che ordinano agli editori i libri di narrativa scelti dai docenti di medie e superiori. Io l’ho fatto e, nascondendomi tra gli scaffali, ho assistito anche in libreria a scene tragicomiche: spesso i docenti fanno la lista includendo testi che sono fuori catalogo da anni, esauriti, o in ristampa o che non sono ordinabili singolarmente. Il povero libraio si becca gli insulti della mamma-da-battaglia in libreria, come se la colpa fosse sua, il figlio, di statura già superiore alla madre, silente e distratto durante la scena, come da prassi gioca con il cellulare, circondato da migliaia di oggetti misteriosi, di manufatti in carta stampati di cui non saprebbe riprodurre neanche la biografia dell’autore sull’aletta, e il libraio sconfortato che risponde “Signora, dite al docente che il libro è fuori catalogo”, oppure “raccogliete l’elenco delle richieste e ne ordiniamo 30 copie come ha fatto l’altra classe o lo ordini pure su Amazon”. Tutto questo dimostra che gli stessi docenti non sono molto aggiornati in termini di lettura. PS: ovviamente la mamma-da-battaglia con figlio al seguito sempre concentrato sul cellulare, chiosa dicendo al libraio “e poi si lamentano che chiudono le librerie, meritate che tutti ordinino su Amazon”. Non ha sentito niente di ciò che il libraio le ha detto. Capacità di ascolto zero, è già un cattivo segno per trasmettere al figlio la curiosità di aprire un libro e “dare alla parole una voce che è nella sua testa”.