…il primo giovedì del mese, non festivo, escluso agosto dalle 10.00 alle 12.00
Author Archives: Gianluigi Melesi
Quei collaboratori dell’azienda sempre impegnati al 100% a rincorrere la carta…

Le novità fiscali del Decreto Legge 193/2016 come da ultimo convertito in Legge introducono il nuovo adempimento a partire dal 2017 della comunicazione trimestrale di tutti i dati della fatturazione e della loro trasmissione telematica con liquidazione entro il trimestre successivo, anche se l’azienda è a credito di IVA.
Il decreto stesso controbilancia il peso di un ulteriore adempimento abolendo lo Spesometro e, il modello Intra 2 e le cosiddette “black list”.
Per le aziende con amministrazioni più evolute, questa variazione non comporta necessità di riorganizzazione in quanto il ciclo attivo e passivo sono gestiti in modo integrato e, in molti casi di aziende più grandi, la liquidazione IVA è fatta in modo automatico dal sistema.
Per molte PMI, Piccole e Medie Imprese, questo accorciamento dei tempi può comportare qualche problema, soprattutto se i fornitori sono artigiani o partite iva individuali che gestiscono ancora manualmente l’emissione della fattura e la spediscono in forma cartacea.
Le stesse PMI che hanno meno risorse per questi continui aggiornamenti, spesso gestiscono manualmente il ciclo passivo, lato fornitori, e qualche volta persino il ciclo attivo, lato clienti, senza utilizzare l’inserimento preventivo dell’ordine in modo da avere un flusso controllato:
offerta/preventivo ⇒ conferma d’ordine ⇒ ddt/bolla di lavorazione ⇒ fatturazione ⇒ gestione e previsione scadenze di pagamento e incasso.
In questo modo l’amministrazione passa giornate a registrare fatture non collegate a un ordine o a una consegna, a un preventivo, a un listino, e così, facendo neanche collegato a una pianificazione e programmazione della funzione acquisti.
La mancanza di una valutazione delle politiche degli acquisti sulla base di budget coinvolge anche la verifica di disponibilità finanziaria ed economica, magari negoziando le condizioni di pagamento e tutto questo impegna quotidianamente, tutto il mese o quasi, i collaboratori dell’imprenditore, sempre presi a “fare carta” e apparentemente impegnati al 100%.
Questa novità fiscale può e deve quindi ora essere l’occasione per riorganizzare la funzione Amministrazione Finanza e Controllo delle PMI facendo tesoro dell’esperienza delle aziende più evolute, e dotandosi di un sistema manageriale della gestione dei cicli acquisti, vendite, magazzino che devono essere progettati prima ancora che presidiati e implementati.
Per questa criticità della funzione di “uomo dei numeri” il responsabile dell’amministrazione nella scelta di aggiornamento e sviluppo del programma gestionale deve farsi affiancare da un professionista che lo assista nell’evoluzione dei sistemi contabili verso l’eccellenza.
Il povero libraio vittima della mamma-da-battaglia
http://italians.corriere.it/2017/02/09/50991/
A proposito degli studenti che non leggono
Caro Beppe, a proposito degli studenti che non leggono, se si vuole avere una bella fotografia della situazione bisogna parlare con i librai che ordinano agli editori i libri di narrativa scelti dai docenti di medie e superiori. Io l’ho fatto e, nascondendomi tra gli scaffali, ho assistito anche in libreria a scene tragicomiche: spesso i docenti fanno la lista includendo testi che sono fuori catalogo da anni, esauriti, o in ristampa o che non sono ordinabili singolarmente. Il povero libraio si becca gli insulti della mamma-da-battaglia in libreria, come se la colpa fosse sua, il figlio, di statura già superiore alla madre, silente e distratto durante la scena, come da prassi gioca con il cellulare, circondato da migliaia di oggetti misteriosi, di manufatti in carta stampati di cui non saprebbe riprodurre neanche la biografia dell’autore sull’aletta, e il libraio sconfortato che risponde “Signora, dite al docente che il libro è fuori catalogo”, oppure “raccogliete l’elenco delle richieste e ne ordiniamo 30 copie come ha fatto l’altra classe o lo ordini pure su Amazon”. Tutto questo dimostra che gli stessi docenti non sono molto aggiornati in termini di lettura. PS: ovviamente la mamma-da-battaglia con figlio al seguito sempre concentrato sul cellulare, chiosa dicendo al libraio “e poi si lamentano che chiudono le librerie, meritate che tutti ordinino su Amazon”. Non ha sentito niente di ciò che il libraio le ha detto. Capacità di ascolto zero, è già un cattivo segno per trasmettere al figlio la curiosità di aprire un libro e “dare alla parole una voce che è nella sua testa”.
E’ arrivato il broccolo fiolaro di Creazzo…
… e non scherzo!
Che sarà mai la verdura aziendale?
http://italians.corriere.it/2017/01/23/che-mai-sara-la-verdura-aziendale/
Nell’attesa di definire se “gli” la vincerà definitivamente contro il “loro” – e io non mi sento ectoplasma se uso “loro” anche quando parlo a più persone con la forma di cortesia, pur lasciando liberi gli altri di usare” gli”, così come a volte uso “egli” e non “lui”… Ecco un quesito semantico, più che grammaticale, che mi si pone sulla Via Flaminia in provincia di Viterbo: ma che diavolo sarà mai la “verdura aziendale”? Data un’occhiata al contesto non mi pare “l’orto aziendale”, forse sarà la verdura di un’azienda agricola? Ma per esprimere qualità non sarebbe meglio che fosse la verdura “dell’orto”? Mi attendo presto qualcuno che raccogliendo i cicorino selvatico metterà il cartello “verdura naturale” sulla consolare! Ah, l’anarchia della nostra lingua che riflette così bene la nostra allergia alle regole…
Marketing digitale e tradizionale: per chi ha successo non c’è differenza

Il marketing digitale ha indubbi vantaggi rispetto a quello tradizionale, tra i quali i più importante è la disponibilità dei dati:
- dati di analisi in tempo reale per misurare il mercato potenziale: il business di Google, di Amazon, di Trip Advisor, di iCoyote è la vendita di dati
- dati sul mercato della comunicazione, degli influenzatori e della stampa, delle informazioni, i market place frequentati dal buyer potenziale,
- dati immediati di misurazione dell’efficacia di ogni azione, di vendita, di comunicazione, di ricerca di relazioni
Tutto ciò consente di costruire un piano di marketing e di comunicazione “a ritroso” cioè partendo dal risultato voluto e dai dati disponibili e risalendo fino al prodotto/servizio, alla distribuzione, alla comunicazione, al prezzo e al posizionamento.
L’effetto più interessante del marketing digitale è stato quello di mettere in crisi il mercato pubblicitario complessivo che, oltre a spostarsi verso il digitale, si contrae perché non si va più a tentativi o a intuizioni, ma banalmente dai dati.
Ma c’è qualcosa di diverso dal marketing tradizionale? L’analisi della catena di valore dell’azienda che si propone di vendere un prodotto o servizio e di quella del cliente/consumatore potenziale è comunque un fattore critico di successo. Nel BtoB la mappatura e l’analisi di tutti i fattori critici del cliente potenziale, del profilo del buyer, della tecnologia, delle strategie del settore al valle, degli scenari, del rischio, dell’organizzazione di vendita e della sua efficacia sono e restano tutte attività critiche.
Semplicemente, in un mondo digitale, ci si accorge che l’aggiornamento del sistema prodotto/servizio e dell’efficacia dell’organizzazione e del piano di azione commerciale è più frequente poiché gli orizzonti temporali sono sempre più brevi, il riscontro immediato, la retroazione quasi istantanea, il controllo e l’aggiustamento sono in tempo reale.
Ma in fondo chi ha avuto successo non l’ha sempre fatto?
Noi vogliamo la qualità di un lavoro fatto a regola d’arte e professionale, ma non vogliamo pagarla.
Caro Beppe, a proposito della lettera di Marco Baronti (“Alessandro, 20 anni: a Londra visto e preso, qui invece…”, http://bit.ly/2i5yL4l ) e della tua risposta sulla necessità di fare attenzione nelle relazioni di lavoro, ho un episodio da raccontare. Un’amica qualche mese fa trova un annuncio di lavoro su un sito di annunci: una catena alberghiera inglese di lusso che aprirebbe un albergo a Milano. Poiché siamo stati colleghi di lavoro in passato, mi vuole citare come referenza e mi avvisa correttamente: e per sua fortuna! Il fatto sta che mi gira una mail con allegato un questionario da compilare con alcuni dati personali, e, osservando bene la grafica, i loghi, ma soprattutto notando errori di inglese – e più di tutto la richiesta di pagare un “fee” per il permesso di lavoro cosa che non si applica a un cittadino comunitario – mi viene più di un dubbio e la invito a telefonare direttamente a Londra. Inutile dire che sul sito inglese c’era il contatto diretto con l’ufficio personale, inutile dire che ovviamente rispondono sempre al telefono e a tutti, e purtroppo, inutile anche dire che era un annuncio falso, mirato a raccogliere dati e soldi in forma seriale. Ho rimproverato l’amica per aver creduto che su un sito così un marchio del lusso quel genere mettesse annunci di lavoro, a non aver guardato bene con attenzione il testo, la forma, le immagini, il contesto. E come dici tu, se ci fossero state, anche le facce dei personaggi. Sai qual è (anche) il problema? E’ che (soprattutto in Italia) nessuno vuol mai (e – col web e le app – più) pagare un servizio di un professionista, che sia una seria agenzia di selezione o immobiliare, un notaio scrupoloso o un avvocato corretto, un programmatore, un formatore o un traduttore certificati, un giornalista, un grafico o un consulente o un architetto qualificati. Noi vogliamo la qualità di un lavoro fatto a regola d’arte, ma non vogliamo pagarla.
La creatività italiana… in un porta-porta kleenex
In una sala riunioni a Reggio Emilia mi ritrovo il manufatto di alcune signore che nel tempo libero dimostrano se ce ne fosse bisogno il genio creativo italiano.

ODIFREDDI, CRAVATTE E STUPIDITÀ

Caro Beppe, nel suo ultimo “Dizionario della stupidità”, nel solco dell’atteggiamento italiano ben descritto da Guicciardini (il “particulare”, cioè curarsi solo del proprio orticello), Piergiorgio Odifreddi include l’indossare una cravatta tra le stupidità che commette il genere umano; e lo fa perché non trova l’algoritmo o la logica che porta ad indossarla, così come non trova rappresentazione cartesiana o booleana per cosette da niente come la fede, l’amore, l’amicizia o l’arte. In pratica ciò che ci rende esseri umani. Tutto questo con buona pace di un sistema moda italiano da 60 miliardi di produzione, saldo della bilancia a + 9 miliardi di cui 400 milioni proprio in cravatte; l’onda attuale apparentemente è quella dei “vaffa”, e il matematico pensa così di vendere più libri. Io, pensando ai molti lavoratori, ma soprattutto agli artisti notissimi dell’arte serica italiana dell’accessorio stupido (da Renzo Tramaglino “filatore di seta” in qua), oggi invio la foto del mio ultimo acquisto di cui vado molto fiero e chioso: ma ve li immaginate i Blues Brothers senza cravatta?
In un Paese in cui la Crusca dice che il congiuntivo è un dettaglio le persone riflettono con gli specchi!!
“I temi che il Presidente ha invitato a riflettere”
Caro Beppe, mi unisco al grido di dolore sul deterioramento progressivo dell’italiano da parte dei giornalisti, quando non bastasse la cattiva preparazione sui temi di cui si occupano. Proprio l’altro giorno al GR1 mentre guidavo mi è capitato di sentire questa perla: “Questi sono i temi che il Presidente della Repubblica durante l’incontro con i rappresentanti delle istituzioni ha invitato a riflettere”. Ero preso dalle nebbie delle provincia di Reggio Emilia nel tentativo di raggiungere l’autostrada, e sono scoppiato a ridere immaginandomi i rappresentanti delle istituzioni che, dotati di specchi, cercavano di riflettere i temi suddetti illuminanti! Bisogna prenderla così, sul ridere, parafrasando la battuta del film “In & Out” e sentenziando: “Poveri Dante, Petrarca, Boccaccio e Manzoni. Meno male che sono morti: questi giornalisti li avrebbero uccisi!”.