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About Gianluigi Melesi

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Tripadvisor e la sindrome da “assemblea di condominio permanente”

Tripadvisor e la sindrome da “assemblea di condominio permanente”

Girando molto per lavoro, in Italia e all’estero, mi capita di spesso dover cercare un hotel o un ristorante, e mi ritrovo perfettamente calato nel campanilismo italiota che Trip Advisor immancabilmente ha provveduto a certificare. Ci sono recensioni su alberghi che passano da essere ben accoglienti, puliti con personale simpatico e cortese, a essere definiti bettole maleodoranti gestite da approfittatori cinici che sono così masochisti da maltrattare la fonte dei propri guadagni. In molti di questi ci sono anche stato e ho tratto un mio giudizio basato sul rapporto qualità prezzo (dipende da quel che si vuole spendere e non si può pretendere in una grande città lo stesso livello della provincia) a volte critico, a volte benevolo, raramente però così drastico. Come spiegarlo? Si tratta del fenomeno tutto italiano de “l’assemblea di condominio permanente”. Polemica ed estremismo di giudizi a prescindere sugli alberghi. I quali nel contempo soffrono oltre che della crisi anche di una concorrenza sleale dei Bed & Breakfast che ormai spudoratamente mezza Italia sa non pagare le tasse. Ma questo aspetto, ovviamente, non lo troveremo mai su Trip Advisor. Ce lo ritroviamo direttamente tutti noi altri che paghiamo come peso fiscale in busta paga o nel modello Unico.

Milano, Stazione Centrale: i borseggi su Tripadvisor

Milano, Stazione Centrale: i borseggi su Tripadvisor

Ormai è su tutti i giornali anche stranieri. La zona della Stazione Centrale a Milano è la vergogna d’Italia, ci sono bande che stazionano permanentemente per borseggiare e aggredire i turisti stranieri. Adesso persino su Tripadvisor dobbiamo subire la pubblicità negativa che danneggia il nostro sistema turismo. http://www.tripadvisor.com/ShowTopic-g187849-i143-k7845248-Robbed_at_Milan_Central_railway_station-Milan_Lombardy.html – Ci sarà mai qualcuno che si occuperà di questa cosa, o dobbiamo rassegnarci a una indifferenza di tutte le istituzioni, da quelle locali a quelle nazionali?

PMI: contabilità interna o esterna? Occuparsi del Core Business NON significa poter trascurare i dati fondamentali economici aziendali.

http://www.cedecpmi.it/focus/gestione-amministrativa-contabilita/

Nel 2013 i dati sulle aziende che hanno terminato l’attività sono preoccupanti con 111 mila chiusure aziendali, con un aumento di oltre il 7% circa rispetto al 2012.
Eppure proprio in questo periodo di crisi, il numero di aziende costituite è comunque di circa un terzo rispetto a quelle chiuse e cioè pari a circa 35 mila nuove aziende.
Anche per queste neonate aziende come periodicamente per quelle già in attività, si pone la scelta se affidarsi a uno Studio Tributario di Commercialisti o di Ragionieri professionisti per tutta la gestione amministrativo contabile, piuttosto che per una parte di essa o, infine, solo per le dichiarazioni annuali e il bilancio.

Il costo della gestione amministrativa esternalizzata dipende da fattori quali il numero di fatture annue e la loro complessità nel ciclo passivo e ciclo attivo, il numero di movimenti conseguenti relativi ai cicli finanziari di incasso e pagamenti e quello di altre registrazioni relative a cespiti, cassa, personale, collaboratori e così via.
Il valore medio della fattura e soprattutto il numero dei clienti, tipicamente inferiore nelle aziende BtoB e in particolare in quelle che lavorano maggiormente su commessa, influenzano perciò le scelte dal punto di vista economico poiché le tariffazioni degli Studi e dei service esternalizzati dipendono da questi fattori.
La scelta non dovrebbe però mai limitarsi al fattore economico dei costi del contabile comparati a quelli del service contabile esterno.

Per l’imprenditore delle PMI, nel caso di start-up o comunque in fase di ridisegno critico delle strategie, esternalizzare l’amministrazione o una parte di essa significa concentrarsi sul “core business della società” in fase di lancio della nuova o rinnovata iniziativa imprenditoriale.
La presenza costante di un professionista tributarista consente anche di disporre di un’occasione di confronto professionale continuo sulle tematiche fiscali e su tutta una serie di altri servizi che il Commercialista sviluppa per i suoi numerosi clienti.

Le PMI hanno bisogno però al contempo di poter costantemente monitorare la redditività di prodotto/servizio, controllandone i costi diretti, calcolando costantemente il punto di pareggio e gli scostamenti rispetto ai budget dei costi e delle vendite. Allo stesso modo deve essere disponibile in tempo reale il controllo e il monitoraggio dei cicli finanziari di pagamenti, incassi, fido cliente residuo, esposizione e disponibilità di liquidità. La pianificazione e il controllo sono funzioni che non possono essere né delegate né esternalizzate dall’imprenditore a chi non conosce la natura più profonda dei processi e dei relativi costi aziendali e delle informazioni critiche e rilevanti per la distinta base, per il direct costing e la marginalità effettiva.

I moderni strumenti di Information and Communication Tecnology, o ICT, consentono oggi per situazioni di “area grigia” di utilizzare da parte delle aziende i service esterni presso Studi Tributari – che è possibile anche “alimentare dall’esterno in remoto” utilizzando quindi una soluzione “mista” – costi dell’HW e delle licenze del gestionale sostenuti dal Commercialista – economicamente conveniente disponendo così al contempo della verifica fiscale e delle leve di controllo sulla corretta imputazione dei costi ai centri di costo, e, in tempo reale, dei dati contabili e del controllo di gestione e di pianificazione utili per fare impresa.

L’imprenditore, come il conducente di un’automobile, per guidare un’impresa necessita di disporre della costante consultazione dei dati sul quadro di guida, dati che egli stesso deve concorrere a definire nelle modalità di raccolta e che sono alla base delle sue decisioni.

Tasse sul gioco e crisi

http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/14_settembre_09/Tasse-sul-gioco-e-crisi_24ab9712-37e1-11e4-876b-2f897d4bd66b.shtml

Il M5S vuole aumentare le tasse sul gioco d’azzardo per finanziare gli aumenti ai dipendenti pubblici. Questo provocherebbe la riduzione delle giocate e perciò degli introiti per lo Stato. Se c’è una lezione da imparare dalla crisi, è che se si vogliono più risorse occorre tagliare gli sprechi e non aumentare le tasse.

Austerity: l’Italia non ha tagliato proprio nulla

Austerity: l’Italia non ha tagliato proprio nulla

Caro Beppe, in “Austerity: la Merkel è falco o talpa?” ( http://bit.ly/1nROJLH ) si dice che le soluzioni proposte da Merkel e dai “falchi” del nord Europa si sono dimostrate fallimentari. I numeri dicono il contrario: i Paesi che dopo la crisi finanziaria del 2011 hanno tagliato la spesa pubblica, sia dentro l’Euro sia fuori, Spagna, Irlanda, Grecia e Polonia o Regno Unito, sono cresciuti. La cura funziona. L’Italia, al contrario, tra il 2011 e il 2013 non ha tagliato proprio nulla. Ha ulteriormente accresciuto la spesa pubblica come ha sempre fatto in un periodo di 10 anni in cui il PIL è tornato al punto di partenza e la spesa è cresciuta del 10%. E cosa succede in una famiglia in cui si guadagna sempre 100 ma si spende il 10% in più? Si fanno debiti, altri debiti. Lo Stato ha fatto di peggio: anche la pressione fiscale è stata usata per coprire l’aumento di spesa. Un suicidio: massimo storico di pressione fiscale nel momento della peggiore recessione dal 1929! Non è la spesa pubblica a creare PIL, semmai il contrario, cioè il taglio della spesa, quando si arriva con gli interessi al 50% del PIL siamo ormai oltre la soglia di spesa recessiva. Tutto questo ha impedito di arrestare l’aumento del debito pubblico. Traduco tutto quanto sopra? Monti e Letta hanno fatto l’opposto di quanto dicono i cosiddetti falchi, altro che liberismo selvaggio. Quel che vorremmo modestamente io e i tre gatti liberali in Italia e più notoriamente il professor Giavazzi, è vedere se effettivamente tornando al rapporto spesa pubblica/PIL del 2002 l’economia torna a crescere, anche perché in quel caso la BCE comprerebbe i titoli del debito italiano facendo le politiche monetarie espansive della FED, della Bank of England e della Banca del Giappone. Il debito pubblico è una pesante eredità tossica per le generazioni future, e si trasforma inevitabilmente in maggiori tasse permanenti. Chi lo combatte non è un falco: ma un angelo dei nostri figli.

Se il Paese con il maggiore patrimonio artistico, storico ed enogastronomico del mondo non attira turisti è veramente colpa dei meteorologi?

http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/14_luglio_31/Meteorologi-e-turisti_518d1bbe-1876-11e4-a9c7-0cafd9bb784c.shtml

Dai tecnici che dovevano prevedere un terremoto siamo passati a una causa legale contro i meteorologi perché non prevedono esattamente il tempo. Per gli italiani l’importante è dare la colpa a qualcuno, invece di cercare di capire come mai il Paese (con il maggiore patrimonio artistico, storico ed enogastronomico del mondo!) si debba preoccupare di un’estate con un po’ di pioggia per attirare i turisti!

 

Non c’è tutta questa volontà di scegliere il candidato

http://italians.corriere.it/2014/07/03/non-ce-tutta-questa-volonta-di-scegliere-il-candidato/

Da qualche settimana cerco il dato della percentuale di coloro i quali, alle recenti elezioni europee, hanno espresso la famosa preferenza. Quella su cui si discute da mesi. Non lo trovo. Qualche Italian può aiutarmi? Perché i giornali non hanno pubblicato nulla in merito? Mi limito ai dati delle preferenze espresse sui singoli candidati, il più votato del PD è Simona Bonafé con 288 mila, e quello del PDL Fitto con 284 mila. Siamo molto lontani dai 30 milioni di voti espressi anche sommando tutti gli altri. Storicamente solo un elettore su cinque esprimeva le preferenze quando c’erano, e molto più al sud. Ho l’impressione che tutta questa volontà di scegliere il candidato non ci sia neanche oggi.

Alessandro Manzoni? Questo mercato editoriale l’avrebbe ucciso.

Alessandro Manzoni? Questo mercato editoriale l’avrebbe ucciso

Il mercato editoriale va a picco ed è un settore che conosco, leggendo molto e frequentando alcuni librai indipendenti.

Ultimamente si è visto di tutto da parte delle case editrici: libri di noti scrittori americani da prenotare in anteprima che costano di più dell’edizione poi distribuita nel giro di un mese.

Poi la riduzione drastica del numero di titoli nei cataloghi accompagnata dalla scomparsa degli agenti non legati alle due o tre solite note case editrici, le quali pubblicano quasi sempre i titoli esteri tradotti in italiano e sempre meno talenti italiani.

Gli editor non imbroccano più un titolo che uno: alla seconda fregatura il lettore anche più illuso si fa un pelino più furbo. A parte libri tradotti si pubblicano cose inguardabili, ma soprattutto invendibili e infatti non vendono! Qualcuno si fa persino finanziare dalla “nota casa di moda” per un libro che pubblicherà a tematica “il mondo delle griffe”. A quando il libro giallo ambientato nel mondo delle minuterie metalliche finanziato dalla nota catena di ferramenta “il paradiso della brugola”?

Anche se si parlasse di un prodotto e non dell’oggetto più bello del mondo, il libro, il consulente che è in me direbbe che anche un bambino capisce che se io stesso svaluto il valore di ciò che creo, produco e vendo non posso pretendere che altri ve ne trovino alcuno.

Sul Corriere a novembre 2013 è uscito un bellissimo pezzo di Paolo Di Stefano dal titolo “se la qualità dei libri è garanzia economica”, in cui si invitano le case editrici ad aver coraggio e pubblicare cose ambiziose prendendosi dei rischi, cercando il talento invece di pubblicare cose “brutte” che si vendono a breve. Se va avanti così i libri finiranno tutti on-line da scaricare gratis e solo quelli più cliccati dai lettori verranno poi stampati. Ma allora a cosa serviranno gli editori? Ci basteranno gli stampatori!

Anche Dacia Maraini ha scritto un pezzo sul Corriere recentemente parlando di molti noti scrittori che si sentono dire dagli editori – che scartano i loro titoli – che dovrebbero scrivere più semplice (!?) usando il gergo moderno, lo slang adeguato – per parafrasare Luttazzi – per venire incontro alla ridotta capacità mentale del lettore così come l’editore la immagina.

Insomma Manzoni oggi dovrebbe scrivere “la sfigata rispose”.

Ultima parafrasi tratta dal film “in & out”? Per fortuna che è morto Alessandro Manzoni, questo mercato editoriale l’avrebbe ucciso.

LO STUDIO PROFESSIONALE: UNA NUOVA SFIDA DI CRESCITA

http://www.cedec.it/notizie/lo-studio-professionale-una-nuova-sfida-di-crescita

Gli Studi Tributari Associati, gli Studi di Commercialisti, di Revisori e di Ragionieri iscritti all’albo – e più in generale tutti gli studi professionali dagli avvocati agli architetti, dagli ingegneri ai periti – si trovano di fronte ad un momento di particolare evoluzione verso nuovi scenari del mercato di riferimento di cui la crisi in atto è solo un fattore di accelerazione.

Sono ancora di comprendere a pieno gli effetti della riforma sulle Società Tra Professionisti – STP e le opportunità offerte di questa nuova tipologia di natura giuridica per l’esercizio delle attività professionali. Da un lato l’opportunità è quella di creare una aggregazione organizzata ed efficiente di figure professionali che possa competere come dimensione con realtà più strutturate. Dall’altro la riforma prevede l’ingresso di soci di capitali – seppur attualmente limitato a un terzo del capitale sociale – costituendo così una minaccia rappresentata dall’ingresso di grosse realtà internazionali che possono sfruttare sinergie e fare sistema.

In questa prospettiva gli studi professionali di medie dimensioni – in cui esiste spesso una figura del socio fondatore, magari di una seconda generazione e con qualche associato e non diversa dal modello della PMI familiare – si trovano nella classica posizione “a metà del guado”.

Queste realtà soffrono più la concorrenza sui prezzi dei servizi routinari continuativi ad alto costo di manodopera (contabilità interna, dichiarazioni, avvisi bonari, cartelle esattoriali) da parte dei CAF e dei professionisti individuali (e in futuro magari anche da parte di centri esternalizzati in Paesi dell’est Europa), e al contempo, sono meno strutturati di studi medio-grandi o internazionali per i servizi di consulenza a valore aggiunto quali operazioni societarie, gestione immobiliare, società estere dei clienti e fiduciarie, finanza straordinaria, internazionalizzazione, gestione del passaggio generazionale dei clienti, incarichi giudiziali e procedure concorsuali.

I temi posti con urgenza dal mercato sono dunque:

Dimensioni minime richieste per competere crescenti in termini di dimensionamento, struttura, copertura territoriale nazionale e internazionale e volume di affari, requisiti quali certificazioni e accreditamenti, con una concorrenza crescente sui prezzi, costi e servizi.

Evoluzione tecnologica degli strumenti adottati, server dedicati ai clienti, teleassistenza, service esterno in collegamento, digitalizzazione, smaterializzazione, evoluzione della presenza sul web, nei social network, nei network di riferimento dei clienti.

Completezza del servizio offerto includendo anche consulenti legali con la presenza di avvocati interni, esperti di diritto e sicurezza del lavoro, diritto internazionale, esperti di finanza agevolata, di fondi di formazione, valutazione rischi, legislazione sul credito, tematiche relative alle procedure concorsuali e ristrutturazioni aziendali, accordi strategici con società esterne specializzate su tematiche particolarmente tecniche o non gestibili per via della specializzazione quali consulenze tecniche, organizzative, strategiche, gestionali.

Servizi a valore aggiunto: quali formazione continua al cliente, convegni, assistenza nelle tematiche doganali, registrazione prodotti all’estero, gestione dei brevetti dei clienti (dalla registrazione, alla gestione dei diritti di sfruttamento, alla assistenza per la protezione dalle imitazioni, registrazione di marchi e proprietà intellettuali).

Questi temi pongono da un lato l’esigenza di disporre di un controllo di gestione al fine di comprendere la marginalità per cliente e per tipologia di servizio, dall’altro la necessità di effettuare investimenti in Asset materiali e immateriali che devono però dare un ritorno grazie alla stesura di un piano di marketing strategico e di sviluppo dello Studio professionale.

Questi strumenti organizzativi e gestionali devono essere assegnati dal Direttore Generale dello Studio Professionale a nuove figure funzionali che ne gestiscano il controllo e i risultati – il Controller, il Direttore marketing – che costituiscono una sfida di innovazione organizzativa all’interno del tradizionale studio di Commercialisti.