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About Gianluigi Melesi

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Il romanzo storico, la piccola casa editrice e la vendita on line

Il romanzo storico, la piccola casa editrice e la vendita on line

Un lettore cerca il romanzo storico di uno scrittore che una piccola casa editrice ha appena pubblicato un po’ controcorrente rispetto al trend “giallo horror scandinavo tradotto”, ma i noti siti “market place” on line lo vendono da 2 settimane con il 20% di sconto con consegna in “15/20 giorni lavorativi”. Prima domanda: non sarebbe vietato per legge lo sconto su un libro appena uscito? Seconda domanda: come fanno a vendere un libro che non avranno mai? Sì, perché quell’editore magari non vorrà darlo a quelle condizioni, per non fare concorrenza sleale ai librai che lo devono vendere a prezzo pieno. A differenza di Mondadori e Feltrinelli, infatti il piccolo editore NON ha librerie, deve usare quelle indipendenti e sarebbe un suicidio danneggiarle, visto che quelle grandi non lo accetteranno mai per “politiche commerciali”. Terza domanda: comunque quei signori dei siti on line non lo compreranno mai dall’editore. Non hanno accordi di distribuzione. Allora perché l’hanno messo subito automaticamente in vendita? Come fanno a siglare un contratto senza poterlo onorare? Quarta domanda: quei signori, anche avendo accordi distributivi, non lo compreranno dall’editore a meno di raccogliere diverse centinaia di ordini, e a quel punto chiedere all’editore uno sconto doppio rispetto a quello promesso al lettore. E se l’editore dicesse di no? Quinta domanda: il povero lettore che ha ordinato un libro on line da uno di questi signori l’ha già pagato. Che ne sarà dei suoi soldi? Li recupererà in qualche modo, certo. Ma per “15-20 giorni lavorativi” aspetterà una consegna che non avverrà mai, e i suoi soldi saranno altrove. Tutto legale? Ormai credo che sia chiaro a tutti che Rizzoli accetterà l’offerta di Mondadori per RCS Libri, ma se questo è il modo con cui viene gestito un patrimonio come quello rappresentato dai lettori di libri, forse è meglio così. Domanda P.S. (sesta): chissà se quel romanzo storico era il nuovo “Gattopardo”. Non lo sapremo mai.

Renzi un campione? Sono gli avversari che sono inguardabili

Renzi un campione? Sono gli avversari che sono inguardabili

Renzi un campione? Sono gli avversari che sono inguardabili

Qualche giorno fa mentre preparavo una fiera a Francoforte per un cliente, mi sono ritrovato a discutere con un gruppo di imprenditori stranieri sulla situazione italiana spiegando loro che Renzi è sicuramente un leader politico di caratura, ma di fronte al livello dei suoi attuali avversari in Italia diventa uno statista come mai se ne sono visti in Italia in 150 anni e oltre di storia repubblicana. Gli avversari complottisti, populisti, qualunquisti, anti europei e riottosi vari si distribuiscono lungo tutto l’asse parlamentare, cimentandosi in peripezie politiche, quali quella di criticare una riforma costituzionale e una legge elettorale votata fino a un’ora prima. Oppure invitare come hanno fatto i grillini con Posta Elettronica Certificata, gli imprenditori a incontrare i propri elettori per parlare dell’eccesso di Stato e tasse dopo aver proposto il reddito di cittadinanza da 90 miliardi all’anno, un mercato del lavoro ancora più rigido dell’articolo 18, l’abolizione della riforma delle pensioni e della privatizzazione dei servizi locali. Brilla per l’assenza insomma, una formazione liberaldemocratica che nel merito delle politiche di Renzi – e soprattutto di quelle economiche di Padoan – contro-proponga una ricetta diversa, fatta di un peso fiscale sulle aziende e sui lavoratori simile a quello di altri Paesi europei, e soprattutto la vera semplificazione. Ho spiegato l’ultima “chicca della certificazione unica”, una follia che è un doppione degli elenchi IVA, per la quale gli imprenditori hanno ricevuto già dai commercialisti newsletter (sic…) con annunciato aumento di costi. L’ennesimo dopo il redditometro, e quest’anno anche la “reverse charge”, il nuovo regime per la compensazione dei crediti IVA etc etc etc. insomma, sempre più giorni a far burocrazia sempre meno a fare impresa, lavoro. Renzi un campione? Di sicuro sono gli avversari che sono inguardabili.

LA TESORERIA UN FATTORE CRITICO DI SUCCESSO ANCHE PER LE PMI

http://www.cedec.it/notizie/la-tesoreria-un-fattore-critico-di-successo-anche-le-pmi

Cos’è la tesoreria? A partire da quale dimensione è opportuno che una azienda gestisca in modo manageriale la propria liquidità? Anche in assenza di tensioni finanziarie, le PMI devono dedicare tempo e risorse alla gestione della tesoreria? Qual è il numero ottimale di banche che una azienda deve avere? Come risolvere il presunto trade-off poche banche/ bassi costi / poco credito da un lato e, molte banche / alti costi / molto credito dall’altro? Le PMI sanno veramente su quali parametri vengono valutate nelle decisioni delle banche di concedere o meno determinati fidi a determinati tassi? Le Banche sono tutte uguali? I conti personali dei soci della PMI influenzano la disponibilità delle banche a deliberare fidi per l’azienda? Quali sono gli errori più comuni da evitare nella gestione della tesoreria e nei rapporti con le Banche?

In questi ultimi anni le imprese lottano con tempi di pagamento effettivi dei clienti sempre più lunghi, le sofferenze crescono e i margini operativi in discesa comportano ulteriori necessità di reperimento di risorse finanziarie. Le banche tendono a non concedere facilmente nuova finanza, o a rinnovare i finanziamenti in scadenza. Per tamponare il problema l’azienda ricorre al fido commerciale, avvitandosi così però in una spirale dei fidi a revoca che la mettono in difficoltà di fronte a imprevisti e sottoposta a spread e tassi finiti molto alti, paradossalmente più alti in un momento di tassi Euribor invece al minimo.

Indipendentemente dalla crisi in atto, e dalla gestione di emergenza della liquidità, la pianificazione delle risorse finanziarie è un fattore critico di successo anche e soprattutto per l’azienda competitiva che voglia mantenere la propria redditività e la liquidità nel tempo, fattori necessari al funzionamento corretto e virtuoso del ciclo acquisti-produzione-vendita.
Disporre di risorse finanziarie significa anche mantenere e implementare il valore dell’azienda nel tempo, grazie alla possibilità di effettuare investimenti sull’innovazione del prodotto e del processo di produzione anticipando le nuove tecnologie.

Perciò, non è più sufficiente che l’azienda abbia buona liquidità disponibile e assenza di momenti di tensione finanziaria. Essa deve creare una riserva costante necessaria alle azioni di investimento non pianificate, per cogliere nuove occasioni di business, ma anche di risposta agli attacchi dei concorrenti sui prezzi e per altre operazioni strategiche di crescita interna ed esterna di diversificazione e di riorganizzazione.
Inoltre la tesoreria ideale è quella che mette la ciclica liquidità disponibile al servizio del business aziendale al fine di ottenere maggiori margini sugli acquisti e perciò sul primo margine di contribuzione. In un mercato sempre più alla ricerca cronica di liquidità, e in momenti particolarmente critici per i fornitori che devono chiudere i budget commerciali per fine anno, è possibile investire la disponibilità di risorse finanziarie a breve per ottenere contratti di approvvigionamento a costi più competitivi e a condizioni migliori.

La pianificazione della finanza aziendale, infine deve tenere conto dell’evoluzione dello scenario nel mercato della banche. La figura del Direttore o del gestore del centro imprese viene spogliata delle responsabilità di decisore e ridotta a mero front office che riferisce, senza prendervi parte, gli esiti di un processo di delibera. I nuovi referenti delle PMI all’interno della banche spesso riportano in modo non corretto, non completo o impreciso informazioni sulle variabili che determinano il fido accordato. Il decisore aziendale deve invece conoscere non solo il voto finale del merito di credito o rating aziendale, ma anche se esso è basato sul patrimonio, sull’indebitamento, sull’autofinanziamento e in generale sul comportamento dell’azienda nella quotidiana gestione della finanza e dei conti correnti aziendali Tali grandezze dovranno essere alla base dei “ratios” di cui il business plan aziendale dovrà tenere conto per poter rinnovare la capacità nel tempo della PMI di raccogliere risorse sul mercato del credito.

La versione Skype del Tutor madrelingua

La versione Skype del tutor madrelingua

Impazza sul web un video con un ragazzo canadese che si aggira tra gli stand di quello che sembra essere uno di quegli appuntamenti di orientamento al lavoro per studenti organizzati dalle società di selezione: gli “head hunter” non sono in grado di rispondere in inglese. Anni fa fui chiamato per un posto di “controller” in una multinazionale da una di queste società e il selezionatore mi pose una domanda in francese per verificarne la mia “perfetta conoscenza” e io esplosi in una risata incontrollabile. Il video è stato postato da una società che propone come metodo per acquisire la “fluency” un tutor madrelingua via Skype, e qui viene il tasto dolente poiché l’italiano medio che non deve passare certo da “advanced” a “proficiency” come si è visto nel video!

La versione skype del tutor madrelingua è un aggiornamento della vecchia teoria che dice che in fondo “noi abbiamo imparato la nostra lingua senza grammatica dalla mamma”. Peccato che: a) l’abbiamo imparata da bambini molto piccoli vivendo in Italia, b) poi siamo andati a scuola per fissarne i concetti e l’ortografia continuando a vivere nel Paese della lingua che abbiamo imparato e … c) ci abbiamo messo anni!! Premesso dunque che chi fa un corso non può andare in UK a vivere e imparare, quello di un adulto invece è un tipo di apprendimento diverso, e gli adulti a differenza dei bambini imparano dandosi un metodo e quel metodo si chiama grammatica, sintassi, morfologia e ahimé il tutor madrelingua inglese beh… probabilmente fa il surfista e arrotonda con lezioni on-line chiacchierando, ma provate a chiedergli la sintassi di un verbo inglese e la differenza con l’italiano! Già: italiano! Se non sapete la differenza in italiano tra “lavoro come cuoco” e “lavoro come un cane” non capirete mai quale è “like” e quale “as”.A cosa serve un madrelingua se non si riesce neanche ad esprimere concetti tipo “non gettate oggetti dal finestrino”?

Almeno lasciate in pace noi quattro gatti liberali…

Almeno lasciate in pace noi quattro gatti liberali…

Come da mesi io e i “quattro gatti liberali” di questo Paese sommessamente abbiamo previsto, dati Bankitalia di ieri, la crescita nel 2015 è scomparsa. Ma in realtà non c’è mai stata, se non negli annunci del Ministro Padoan, che invece di adeguare la spesa pubblica al nuovo “tenore di vita” della nazione come farebbe il “buon padre di famiglia”, ha ammazzato l’economia, seppellendo anche quest’anno sotto un cumulo di imposte locali e nazionali le buste paga, le partite IVA e le imprese. In una fase di crisi! Sperare poi che, in questa cultura imperante, a destra come a sinistra, ma soprattutto nel M5S, del partito “tassa & spendi”, avvengano importanti privatizzazioni di settori paralizzati dalla burocrazia pubblica e posizioni dominanti, e/o dismissioni di qualcuno dei 10mila enti pubblici, aziende di Stato e soprattutto municipalizzate, con relativi stipendi e poltrone, per tacere del patrimonio immobiliare pubblico, è pura utopia. L’unica strada che l’Italia non ha intrapresa per uscire da questa spirale di disoccupazione crescente è quella suggerita da Alesina & Giavazzi dalle colonne del Corriere, e cioè quella di tagliare in modo draconiano questa montagna di sperpero che è la spesa pubblica, e in misura corrispondente le tasse sul lavoro per imprese e dipendenti ripartendo da investimenti e consumi privati. Come quelle degli anni precedenti, la crescita 2015 è quindi scomparsa: non so se questa sia una ricetta “neoliberista” per ritrovarla, visto che il 90% delle imposte oggi le pagano i dipendenti in Italia finanziando paradossalmente servizi di cui usufruisce anche chi non paga un centesimo, ma per favore almeno lasciate in pace i quattro gatti liberali poiché, in questo Paese di liberale non c’è nulla, tanto meno di “neo”. Né c’è mai stato nulla, non solo la “rivoluzione liberale” ma nemmeno una passeggiatina sul green con the e pasticcini.

La lingua ha le sue regole, ma da buoni italiani le disattendiamo

La lingua ha le sue regole, ma da buoni italiani le disattendiamo

Caro Beppe, trovo molto accattivante la discussione lanciata sul “piuttosto che” da Giacomo Lariccia (“La battaglia contro il “piuttosto che” – http://bit.ly/1v3EN5i ). Finalmente un argomento interessante e coinvolgente! Schiere di italians che prendono le parti di talune locuzione avverbiali in sfavore di “talaltre” (ma si potrà scrivere unito, tal altre?) congiunzioni subordinanti. Si attende poi una discussione ogni mese. Il prossimo lanciamo una tenzone: le fricative labiali contro le palatali. Scherzi a parte, è chiaro che la lingua ha regole, ma da buoni italiani le disattendiamo spesso, come nel caso degli gnocchi o degli pneumatici, per non parlare dell’apertura e chiusura delle vocali al nord piuttosto che al sud (in modo misto, senza regola geografica) o delle “esse” sibilanti che fanno impazzire gli studenti stranieri che non capiscono quando al sud qualcuno dice “casa” o “cassa” e impediscono a quelli meridionali di pronunciare diversamente in inglese la pace (peace) dai piselli (peas). Non potremo mai evitare che la lingua muti, sia parlata male e con errori grossolani, se ha la laurea Di Pietro, figuriamoci i famosi “apripisti” di Tomba: rassegniamoci e non prendiamocela. E non dimentichiamo che la flessibilità della nostra lingua rende certi modi di dire unici: “scendimi il bambino che lo gioco”, ovviamente a condizione di sapere perfettamente senza essere talebani che quel verbo NON è transitivo. A volte invece si rendono poeticamente o crudemente concetti volutamente sbagliati: “è stato suicidato” è un esempio bellissimo. La signora Laura Sironi (“Contro i talebani della lingua, viva la libertà di espressione!” – http://bit.ly/1ANMjor ) forse è meglio che non citi Muccino e altri registi peraltro accomunati dal fatto di pensare che far parlare male e spesso in modo incomprensibile gli attori renda di per sé il film un’opera d’arte: si metta il cuore in pace e si ricordi che qualcuno – e quel qualcuno è Alfred Hitchcock – ha detto che i film non devono essere verosimili, né credibili devono apparire i personaggi, poiché se la gente volesse vedere la realtà non avrebbe certo bisogno di andare al cinema.

E-book: uno scarso successo in Europa.

Ebook: in Europa scarso successo

Settimana scorsa chiacchierando con un caro amico, Carlo Oxoli, figlio del titolare di una delle più importanti librerie indipendenti di Milano, http://www.lirus.it/, non so se sarcasticamente o seriamente mi ha dato una risposta sibillina che mi ha molto colpito: “se gli editori e il sistema avessero investito un decimo nei libri tradizionali di quello che hanno investito negli ebook, ci avrebbero guadagnato dieci volte”. In effetti non ha torto: il New York Times pubblica una statistica impietosa che riguarda tutta Europa e che mostra un tasso molto ridotto di crescita dell’e-book – http://www.nytimes.com/2014/11/13/arts/international/in-europe-slower-growth-for-e-books.html?_r=1 –
Lo stesso libraio mi ha anche fatto vedere un grafico sulle vendite di vinile nel 2014. Un boom. Altro che e-book. La mia impressione è che con gli e-book si voglia vendere a uno che è abituato a girare in moto per passi alpini e appenninici quando non le highlands scozzesi o i fiordi della Norvegia, un videogame con simulazione di guida di una moto con tanto casco dotato di video di esperienza virtuale. Noi lettori invece vogliamo sentire il “vento”, lo stesso che sfoglia le pagine di carta. E il mio sospetto, se non certezza, è che si spinga per l’e-book non perché si creda veramente che il lettore medio voglia girare con la “lavagnetta luminosa” ma semplicemente perché gli editori ci guadagnano di più a mettere on line file da scaricare a pagamento piuttosto che a scommettere su uno scrittore, rischiare e stampare e a fare magazzino di carta.

Riforme e annunci

http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/14_novembre_25/Riforme-e-annunci-_e631cd68-746b-11e4-ab92-90fe0200e999.shtml

Sono 4 anni che i governanti italiani ci annunciano la ripresa, il calo della pressione fiscale e la crescita dell’occupazione sempre fra due anni… Buon ultimo il ministro dell’Economia Padoan, il quale ha dichiarato che la crescita è ferma ma «le riforme si faranno sentire entro due anni». Sembra abbiano fatto scuola anche nello sport se alla Ferrari si prevedono risultati nel 2016 e Thohir parla di attendere risultati dall’Inter nel 2016!