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About Gianluigi Melesi

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LA TESORERIA UN FATTORE CRITICO DI SUCCESSO ANCHE PER LE PMI

http://www.cedec.it/notizie/la-tesoreria-un-fattore-critico-di-successo-anche-le-pmi

Cos’è la tesoreria? A partire da quale dimensione è opportuno che una azienda gestisca in modo manageriale la propria liquidità? Anche in assenza di tensioni finanziarie, le PMI devono dedicare tempo e risorse alla gestione della tesoreria? Qual è il numero ottimale di banche che una azienda deve avere? Come risolvere il presunto trade-off poche banche/ bassi costi / poco credito da un lato e, molte banche / alti costi / molto credito dall’altro? Le PMI sanno veramente su quali parametri vengono valutate nelle decisioni delle banche di concedere o meno determinati fidi a determinati tassi? Le Banche sono tutte uguali? I conti personali dei soci della PMI influenzano la disponibilità delle banche a deliberare fidi per l’azienda? Quali sono gli errori più comuni da evitare nella gestione della tesoreria e nei rapporti con le Banche?

In questi ultimi anni le imprese lottano con tempi di pagamento effettivi dei clienti sempre più lunghi, le sofferenze crescono e i margini operativi in discesa comportano ulteriori necessità di reperimento di risorse finanziarie. Le banche tendono a non concedere facilmente nuova finanza, o a rinnovare i finanziamenti in scadenza. Per tamponare il problema l’azienda ricorre al fido commerciale, avvitandosi così però in una spirale dei fidi a revoca che la mettono in difficoltà di fronte a imprevisti e sottoposta a spread e tassi finiti molto alti, paradossalmente più alti in un momento di tassi Euribor invece al minimo.

Indipendentemente dalla crisi in atto, e dalla gestione di emergenza della liquidità, la pianificazione delle risorse finanziarie è un fattore critico di successo anche e soprattutto per l’azienda competitiva che voglia mantenere la propria redditività e la liquidità nel tempo, fattori necessari al funzionamento corretto e virtuoso del ciclo acquisti-produzione-vendita.
Disporre di risorse finanziarie significa anche mantenere e implementare il valore dell’azienda nel tempo, grazie alla possibilità di effettuare investimenti sull’innovazione del prodotto e del processo di produzione anticipando le nuove tecnologie.

Perciò, non è più sufficiente che l’azienda abbia buona liquidità disponibile e assenza di momenti di tensione finanziaria. Essa deve creare una riserva costante necessaria alle azioni di investimento non pianificate, per cogliere nuove occasioni di business, ma anche di risposta agli attacchi dei concorrenti sui prezzi e per altre operazioni strategiche di crescita interna ed esterna di diversificazione e di riorganizzazione.
Inoltre la tesoreria ideale è quella che mette la ciclica liquidità disponibile al servizio del business aziendale al fine di ottenere maggiori margini sugli acquisti e perciò sul primo margine di contribuzione. In un mercato sempre più alla ricerca cronica di liquidità, e in momenti particolarmente critici per i fornitori che devono chiudere i budget commerciali per fine anno, è possibile investire la disponibilità di risorse finanziarie a breve per ottenere contratti di approvvigionamento a costi più competitivi e a condizioni migliori.

La pianificazione della finanza aziendale, infine deve tenere conto dell’evoluzione dello scenario nel mercato della banche. La figura del Direttore o del gestore del centro imprese viene spogliata delle responsabilità di decisore e ridotta a mero front office che riferisce, senza prendervi parte, gli esiti di un processo di delibera. I nuovi referenti delle PMI all’interno della banche spesso riportano in modo non corretto, non completo o impreciso informazioni sulle variabili che determinano il fido accordato. Il decisore aziendale deve invece conoscere non solo il voto finale del merito di credito o rating aziendale, ma anche se esso è basato sul patrimonio, sull’indebitamento, sull’autofinanziamento e in generale sul comportamento dell’azienda nella quotidiana gestione della finanza e dei conti correnti aziendali Tali grandezze dovranno essere alla base dei “ratios” di cui il business plan aziendale dovrà tenere conto per poter rinnovare la capacità nel tempo della PMI di raccogliere risorse sul mercato del credito.

La versione Skype del Tutor madrelingua

La versione Skype del tutor madrelingua

Impazza sul web un video con un ragazzo canadese che si aggira tra gli stand di quello che sembra essere uno di quegli appuntamenti di orientamento al lavoro per studenti organizzati dalle società di selezione: gli “head hunter” non sono in grado di rispondere in inglese. Anni fa fui chiamato per un posto di “controller” in una multinazionale da una di queste società e il selezionatore mi pose una domanda in francese per verificarne la mia “perfetta conoscenza” e io esplosi in una risata incontrollabile. Il video è stato postato da una società che propone come metodo per acquisire la “fluency” un tutor madrelingua via Skype, e qui viene il tasto dolente poiché l’italiano medio che non deve passare certo da “advanced” a “proficiency” come si è visto nel video!

La versione skype del tutor madrelingua è un aggiornamento della vecchia teoria che dice che in fondo “noi abbiamo imparato la nostra lingua senza grammatica dalla mamma”. Peccato che: a) l’abbiamo imparata da bambini molto piccoli vivendo in Italia, b) poi siamo andati a scuola per fissarne i concetti e l’ortografia continuando a vivere nel Paese della lingua che abbiamo imparato e … c) ci abbiamo messo anni!! Premesso dunque che chi fa un corso non può andare in UK a vivere e imparare, quello di un adulto invece è un tipo di apprendimento diverso, e gli adulti a differenza dei bambini imparano dandosi un metodo e quel metodo si chiama grammatica, sintassi, morfologia e ahimé il tutor madrelingua inglese beh… probabilmente fa il surfista e arrotonda con lezioni on-line chiacchierando, ma provate a chiedergli la sintassi di un verbo inglese e la differenza con l’italiano! Già: italiano! Se non sapete la differenza in italiano tra “lavoro come cuoco” e “lavoro come un cane” non capirete mai quale è “like” e quale “as”.A cosa serve un madrelingua se non si riesce neanche ad esprimere concetti tipo “non gettate oggetti dal finestrino”?

Almeno lasciate in pace noi quattro gatti liberali…

Almeno lasciate in pace noi quattro gatti liberali…

Come da mesi io e i “quattro gatti liberali” di questo Paese sommessamente abbiamo previsto, dati Bankitalia di ieri, la crescita nel 2015 è scomparsa. Ma in realtà non c’è mai stata, se non negli annunci del Ministro Padoan, che invece di adeguare la spesa pubblica al nuovo “tenore di vita” della nazione come farebbe il “buon padre di famiglia”, ha ammazzato l’economia, seppellendo anche quest’anno sotto un cumulo di imposte locali e nazionali le buste paga, le partite IVA e le imprese. In una fase di crisi! Sperare poi che, in questa cultura imperante, a destra come a sinistra, ma soprattutto nel M5S, del partito “tassa & spendi”, avvengano importanti privatizzazioni di settori paralizzati dalla burocrazia pubblica e posizioni dominanti, e/o dismissioni di qualcuno dei 10mila enti pubblici, aziende di Stato e soprattutto municipalizzate, con relativi stipendi e poltrone, per tacere del patrimonio immobiliare pubblico, è pura utopia. L’unica strada che l’Italia non ha intrapresa per uscire da questa spirale di disoccupazione crescente è quella suggerita da Alesina & Giavazzi dalle colonne del Corriere, e cioè quella di tagliare in modo draconiano questa montagna di sperpero che è la spesa pubblica, e in misura corrispondente le tasse sul lavoro per imprese e dipendenti ripartendo da investimenti e consumi privati. Come quelle degli anni precedenti, la crescita 2015 è quindi scomparsa: non so se questa sia una ricetta “neoliberista” per ritrovarla, visto che il 90% delle imposte oggi le pagano i dipendenti in Italia finanziando paradossalmente servizi di cui usufruisce anche chi non paga un centesimo, ma per favore almeno lasciate in pace i quattro gatti liberali poiché, in questo Paese di liberale non c’è nulla, tanto meno di “neo”. Né c’è mai stato nulla, non solo la “rivoluzione liberale” ma nemmeno una passeggiatina sul green con the e pasticcini.

La lingua ha le sue regole, ma da buoni italiani le disattendiamo

La lingua ha le sue regole, ma da buoni italiani le disattendiamo

Caro Beppe, trovo molto accattivante la discussione lanciata sul “piuttosto che” da Giacomo Lariccia (“La battaglia contro il “piuttosto che” – http://bit.ly/1v3EN5i ). Finalmente un argomento interessante e coinvolgente! Schiere di italians che prendono le parti di talune locuzione avverbiali in sfavore di “talaltre” (ma si potrà scrivere unito, tal altre?) congiunzioni subordinanti. Si attende poi una discussione ogni mese. Il prossimo lanciamo una tenzone: le fricative labiali contro le palatali. Scherzi a parte, è chiaro che la lingua ha regole, ma da buoni italiani le disattendiamo spesso, come nel caso degli gnocchi o degli pneumatici, per non parlare dell’apertura e chiusura delle vocali al nord piuttosto che al sud (in modo misto, senza regola geografica) o delle “esse” sibilanti che fanno impazzire gli studenti stranieri che non capiscono quando al sud qualcuno dice “casa” o “cassa” e impediscono a quelli meridionali di pronunciare diversamente in inglese la pace (peace) dai piselli (peas). Non potremo mai evitare che la lingua muti, sia parlata male e con errori grossolani, se ha la laurea Di Pietro, figuriamoci i famosi “apripisti” di Tomba: rassegniamoci e non prendiamocela. E non dimentichiamo che la flessibilità della nostra lingua rende certi modi di dire unici: “scendimi il bambino che lo gioco”, ovviamente a condizione di sapere perfettamente senza essere talebani che quel verbo NON è transitivo. A volte invece si rendono poeticamente o crudemente concetti volutamente sbagliati: “è stato suicidato” è un esempio bellissimo. La signora Laura Sironi (“Contro i talebani della lingua, viva la libertà di espressione!” – http://bit.ly/1ANMjor ) forse è meglio che non citi Muccino e altri registi peraltro accomunati dal fatto di pensare che far parlare male e spesso in modo incomprensibile gli attori renda di per sé il film un’opera d’arte: si metta il cuore in pace e si ricordi che qualcuno – e quel qualcuno è Alfred Hitchcock – ha detto che i film non devono essere verosimili, né credibili devono apparire i personaggi, poiché se la gente volesse vedere la realtà non avrebbe certo bisogno di andare al cinema.

E-book: uno scarso successo in Europa.

Ebook: in Europa scarso successo

Settimana scorsa chiacchierando con un caro amico, Carlo Oxoli, figlio del titolare di una delle più importanti librerie indipendenti di Milano, http://www.lirus.it/, non so se sarcasticamente o seriamente mi ha dato una risposta sibillina che mi ha molto colpito: “se gli editori e il sistema avessero investito un decimo nei libri tradizionali di quello che hanno investito negli ebook, ci avrebbero guadagnato dieci volte”. In effetti non ha torto: il New York Times pubblica una statistica impietosa che riguarda tutta Europa e che mostra un tasso molto ridotto di crescita dell’e-book – http://www.nytimes.com/2014/11/13/arts/international/in-europe-slower-growth-for-e-books.html?_r=1
Lo stesso libraio mi ha anche fatto vedere un grafico sulle vendite di vinile nel 2014. Un boom. Altro che e-book. La mia impressione è che con gli e-book si voglia vendere a uno che è abituato a girare in moto per passi alpini e appenninici quando non le highlands scozzesi o i fiordi della Norvegia, un videogame con simulazione di guida di una moto con tanto casco dotato di video di esperienza virtuale. Noi lettori invece vogliamo sentire il “vento”, lo stesso che sfoglia le pagine di carta. E il mio sospetto, se non certezza, è che si spinga per l’e-book non perché si creda veramente che il lettore medio voglia girare con la “lavagnetta luminosa” ma semplicemente perché gli editori ci guadagnano di più a mettere on line file da scaricare a pagamento piuttosto che a scommettere su uno scrittore, rischiare e stampare e a fare magazzino di carta.

Riforme e annunci

http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/14_novembre_25/Riforme-e-annunci-_e631cd68-746b-11e4-ab92-90fe0200e999.shtml

Sono 4 anni che i governanti italiani ci annunciano la ripresa, il calo della pressione fiscale e la crescita dell’occupazione sempre fra due anni… Buon ultimo il ministro dell’Economia Padoan, il quale ha dichiarato che la crescita è ferma ma «le riforme si faranno sentire entro due anni». Sembra abbiano fatto scuola anche nello sport se alla Ferrari si prevedono risultati nel 2016 e Thohir parla di attendere risultati dall’Inter nel 2016!

Il Direct Marketing verso le aziende clienti: non basta un elenco o un bel sito.

http://www.cedec.it/notizie/il-direct-marketing-verso-le-aziende-clienti-non-basta-un-elenco-o-un-bel-sito

Sul mercato dei servizi per aziende, si sviluppano sempre più gli strumenti per la ricerca di clientela, per la selezione delle aziende obiettivo, per il monitoraggio delle azioni di promozione, di invio mailing e di gestione del “ritorno” o del riscontro delle azioni del direct marketing.

I CRM, o Customer Relationship Management, cioè strumenti informatici di gestione della relazione con il cliente attuale e potenziale, sono sempre più incorporati nei programmi gestionali della aziende e consentono anche di gestire l’azione commerciale su elenchi di clienti potenziali, estratti da liste in vendita provenienti dalle varie fonti o elenchi di clienti aziende per i quali in passato si sono prodotti solo preventivi o quotazioni senza vendite effettive

Per mercati particolarmente complessi, esistono strumenti come il “data mining” in crescita verticale e gestiscono la massa enorme dei dati. Questi programmi sono stati sviluppati e adattati al telemarketing per consentire raffinazioni, selezioni, azioni mirate, ma anche e soprattutto analisi statistiche che guidano il responsabile del marketing e quello commerciale nel comprendere quali sono i dati di mercato rilevanti per le azioni di spinta commerciale.

Poiché il web è per eccellenza in questo momento il market place più efficace e diretto per l’azione commerciale, anche società che si occupano di siti web, di grafica pubblicitaria, società di sviluppo e design di siti web, implementazione di strumenti di commercio elettronico e vendite on-line si sono messi a vendere una certa attività di promozione soprattutto verso obiettivi quali l’internazionalizzazione. Si tratta di azioni di web marketing che per molti dei loro clienti equivalgono quasi al 100% delle azioni di marketing rivolte verso il mercato potenziale.

Queste software house o studi grafici pubblicitari e di comunicazione lavorano moltissimo con clienti che si rivolgono al pubblico. La tipicità dell’impresa italiana non è però quella del BtoC, le vendite verso il consumatore, il privato. Ciò che fa del tessuto produttivo del nostro Paese la seconda potenza industriale dell’Europa, secondo solo alla Germania, ma primo in termine di numero di PMI, è in larghissima parte la presenza in Italia di realtà industriali e di prodotti e servizi dedicate ad attività rivolte verso altre imprese.

L’errore è dunque spingere per ossessionanti indicizzazioni nei motori di ricerca o versioni grafiche di siti per dispositivi mobile forti di dati su un aumento nel 2014 dal 20 al 40% dei navigatori che utilizzano un cellulare per navigare in rete. Le statistiche tengono conto però anche del consumatore finale il quale ha un’ottica completamente diversa e spesso opposta a quella del buyer (responsabile acquisti) cui le aziende BtoB si rivolgono per vendere i propri prodotti, il quale sul sito internet vuole trovare chiarezza e immediatezza di informazioni.

Gli attori del mercato, che siano società di web marketing, che siano enti di promozione camerale o fieristico, che siano venditori di indirizzi, elenchi, di servizi di temporary managerment, o promotori commerciali tendono a vendere contatti, opportunità di incontro, informazioni destinate a sviluppare la loro attività a prescindere dall’analisi di quella del cliente.

L’esperto del prodotto e servizio della realtà specifica dell’azienda è, e resta, l’imprenditore.

Il Consulente affianca l’imprenditore e il suo responsabile commerciale nella individuazione e scelta coerente di tutti gli strumenti di analisi, controllo, presidio e sviluppo del mercato. Il Direct Marketing è tale, cioè diretto, non in base alla quantità, ma alla qualità dei clienti potenziali selezionati, segmentati e analizzati e delle azioni sul mercato, dalla comunicazione, alla promozione, alla definizione del prodotto/servizio fino al posizionamento del prodotto.
L’analisi del perimetro, della concorrenza, del mercato competitivo, dei punti di forza e debolezza della azienda cliente, delle opportunità e minacce di mercato completano la consulenza di Cedec e sono alla base della pianificazione delle attività di azione sul mercato

Investimenti e tagli per la crescita

http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/14_dicembre_09/Investimenti-e-tagli-_e7b42b36-7f6a-11e4-92ce-497eb7f0f7a3.shtml

Dopo il taglio del rating da parte di S&P, appare ancora più chiaro come ai mercati non basti tagliare qua e là le tasse. Occorre invece usare ogni risorsa per gli investimenti tagliando in modo deciso la spesa pubblica. Ma questo sarà mai chiaro a Renzi e a Padoan?

UE: banche solide, ma non a discapito dei fidi alle imprese.

http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/14_novembre_05/Banche-e-consenso_d7a71160-64b5-11e4-8b92-e761213fe6b8.shtml

L’Europa chiede alle banche di rispettare parametri di capitalizzazione sempre più stringenti e gli istituti di credito rispondono tagliando ulteriori fidi alle imprese. Le banche solide vanno a beneficio dei cittadini europei, ma se non si sostengono le aziende, queste falliscono provocando recessione e disoccupazione. Bruxelles poi non si lamenti se cala il consenso nei confronti delle istituzioni comunitarie!