Con la sentenza che dichiara illegittimo il blocco dei contratti pubblici, questa volta la Corte costituzionale si accorge che i vincoli di bilancio rendono in pratica inopportuno ciò che è teoricamente giusto. Se Governo, Parlamento e Consulta negli ultimi 30 anni si fossero attenuti allo stesso principio, non avremmo un debito pubblico di circa 2.200 miliardi, che rende sempre meno sostenibili proprio gli aumenti di cui si discute.
Come sanno gli studenti del primo anno di Economia, il debito pubblico non è altro che una imposta differita che prima o poi va pagata. Il poi è adesso, a meno di ripensare completamente il welfare europeo e ragionare sull’opportunità davvero di liberare risorse private per la crescita con una pressione fiscale più bassa.
Author Archives: Gianluigi Melesi
Expo…. degli strafalcioni linguistici! “only italian’s food”?? Help!!
Il parcheggio per cani
Questo esercito di diplomati o laureati in comunicazione-something
Questo esercito di diplomati o laureati in “comunicazione something”
Negli anni ’80 i futuri adulti volevano fare il grafico pubblicitario; poi fu la volta, negli anni ‘90 dell’informatica, e i pargoli, in famiglia, quando si chiedeva loro “cosa vuoi studiare?”, con lo stesso tono di voce con cui le italmamme chiedono: “cosa vuoi di cena, amore?” al loro bimbo (fosse pure già dotato di barba e principio di alopécia), rispondevano: “il computer”. Col nuovo millennio, dopo folle di grafici e programmatori disoccupati, è stata la volta dei “mediatori culturali” o degli “psicopedagoghi” o di senza lavoro diplomati o laureati in “comunicazione something” . Ora, all’orizzonte si addensano nuove nubi nerissime: quelle del marketing digitale, e ci sono già più master, corsi, specializzazioni, convegni e forum, testi e workshop, guru e start-up dei funghi porcini incolti in Norvegia dall’epoca di Chernobyl in qua. La faccio breve: c’è gente che paga migliaia di euro per imparare che “se tu fai un blog dove far accedere i potenziali acquirenti attirati dalla densità dei tuoi interventi postati su community tematiche, dando ad essi contenuti di valore ti crei una mailing list e potrai vendere il prodotto e servizio essendoti creato un bacino d’utenza”. Secondo i “maître à penser” il futuro è fatto di gente che si iscrive e lascia i propri dati su migliaia, milioni di blog in internet per poter scaricare i contenuti a “valore aggiunto” e “dire la propria” sui vari temi ai vari blogger sconosciuti, non bastando le decine, centinaia di password e ID che le famiglie devono conservare per pagare imposte, usare il conto bancario, fare la dichiarazione dei redditi, attivare la sosta, interagire con l’INPS, gestire la posta personale e aziendale, fare l’assicurazione auto, comprare biglietti di viaggio… Siete avvertiti: persino le famiglie italiane hanno capito che per spendere meno bisogna consumare meno e non “andare al centro commerciale per spendere di più così spendiamo meno”. Il resto verrà di conseguenza.
Epistola a Tiberio: presentazione del libro a Milano, Libreria Lirus
Nel periodo della Fiera del Libro e in un momento tanto difficile per l’editoria, è bello vedere la libreria Lirus di Milano piena zeppa (anche di molti giovanissimi) per la presentazione del romanzo d’esordio EPISTOLA A TIBERIO, di R.C. Miradoli.
Viva i libri “impegnativi”
Caro Beppe, non sono convinto fino in fondo dal tuo pezzo “Perché tanti italiani non leggono libri?” ( http://bit.ly/1dcZLwu ) uscito in occasione della giornata mondiale del libro. Sottoscrivo il 99%, ma chi non legge libri perché legge altro non è un lettore, e abbassare il livello o cercare di scimmiottare il ritmo e l’interattività di un computer connesso a internet, far parlare il libro come un attore romano di una serie televisiva, per avvicinarsi alla realtà, non convincerà la gente a leggere sulla carta, semmai farà perdere altri lettori, cosa puntualmente avvenuta negli ultimi cinque anni, poiché questo hanno fatto gli editori. Quanto poi ai libri “impegnativi” che spaventerebbero i lettori, gli editori devono capire che la gente non può buttare via 17 euro per 200 paginette scarse scritte larghe e usa e getta. Al contrario a mio modo di vedere – e posso sicuramente sbagliare – più è impegnativa, ambiziosa, corposa l’opera (ma scritta bene, scorrevole, immediata nella lettura) e più l’acquirente del libro avrà impressione di aver speso bene i soldi e penserà a quel libro come a un film che ci soffermiamo a guardare ogni volta che passa sullo schermo, anche se l’abbiamo già visto decine di volte. Se c’è chi preferisce le avventure all’amore per sempre, insomma, non è che rendo più affascinante l’amore trasformandolo in una scappatella, poiché quella c’è già. E l’amore per il libro è da sempre e per sempre e incondizionato. Non è per tutti? E’ per pochi fortunati? Vive la différence!
Turchia: non delusione. Disillusione.
Caro Beppe, riguardo alla Turchia, non capisco quale sia la delusione di cui parli, forse c’è solo in chi si era illuso, questo sentimento ora più disincantato. In primo luogo le istituzioni comunitarie (“La categoria della delusione” – http://bit.ly/1JMmAle ). Io sono europeista al 101%: ma proprio per questo so riconoscere in pochi istanti ciò che può essere patrimonio comune, e qui c’è molto poco. E’ uno stato laico rispetto agli altri stati islamici? Ma non si tratta di popolazioni arabe, il paragone non regge. A delusione preferisco disillusione come termine, quando si tratta come in questi casi di fare i conti non tanto con la realtà, ma con una visione idealista del mondo. Si tratta senz’altro di un Paese vicino alla cultura europea storicamente, ma pensare che avrebbe abbracciato baldanzosamente i parametri “occidentali” sui diritti civili delle minoranze (gay perseguitati, donna ritenuta inferiore, altre religioni malamente tollerate) e umani è stata la grande baggianata degli eurocrati. E’ un Paese in crescita verticale economicamente, e si spera che la crescita del tenore di vita e la modernità porteranno le prossime generazioni a riconsiderare la propria scelta di dare una maggioranza assoluta a un Erdogan che, pur eletto democraticamente, apre e chiude i giornali a suo piacimento, arresta oppositori politici, oscura i siti di libera espressione d’opinione e la cui moglie è andata in Europa (e non si sono sentite voci di protesta) a dire che la donna è inferiore, destinata a figliare e sottomessa all’uomo. E pertanto è giusto che le figlie femmine siano private dell’eredità in favore dei figli maschi. Tornando oggi in Turchia a distanza di dieci anni, anche solo a Istanbul (per non parlare della provincia profonda) si nota intolleranza crescente per il consumo anche modico di alcol, la progressiva islamizzazione di ogni ambito sociale il tutto volto a ritornare a dominare culturalmente i Paesi ritenuti vicini. Non quelli europei. Quelli del nord Africa e mediorientali. Di religione musulmana.
Il romanzo storico, la piccola casa editrice e la vendita on line
Il romanzo storico, la piccola casa editrice e la vendita on line
Un lettore cerca il romanzo storico di uno scrittore che una piccola casa editrice ha appena pubblicato un po’ controcorrente rispetto al trend “giallo horror scandinavo tradotto”, ma i noti siti “market place” on line lo vendono da 2 settimane con il 20% di sconto con consegna in “15/20 giorni lavorativi”. Prima domanda: non sarebbe vietato per legge lo sconto su un libro appena uscito? Seconda domanda: come fanno a vendere un libro che non avranno mai? Sì, perché quell’editore magari non vorrà darlo a quelle condizioni, per non fare concorrenza sleale ai librai che lo devono vendere a prezzo pieno. A differenza di Mondadori e Feltrinelli, infatti il piccolo editore NON ha librerie, deve usare quelle indipendenti e sarebbe un suicidio danneggiarle, visto che quelle grandi non lo accetteranno mai per “politiche commerciali”. Terza domanda: comunque quei signori dei siti on line non lo compreranno mai dall’editore. Non hanno accordi di distribuzione. Allora perché l’hanno messo subito automaticamente in vendita? Come fanno a siglare un contratto senza poterlo onorare? Quarta domanda: quei signori, anche avendo accordi distributivi, non lo compreranno dall’editore a meno di raccogliere diverse centinaia di ordini, e a quel punto chiedere all’editore uno sconto doppio rispetto a quello promesso al lettore. E se l’editore dicesse di no? Quinta domanda: il povero lettore che ha ordinato un libro on line da uno di questi signori l’ha già pagato. Che ne sarà dei suoi soldi? Li recupererà in qualche modo, certo. Ma per “15-20 giorni lavorativi” aspetterà una consegna che non avverrà mai, e i suoi soldi saranno altrove. Tutto legale? Ormai credo che sia chiaro a tutti che Rizzoli accetterà l’offerta di Mondadori per RCS Libri, ma se questo è il modo con cui viene gestito un patrimonio come quello rappresentato dai lettori di libri, forse è meglio così. Domanda P.S. (sesta): chissà se quel romanzo storico era il nuovo “Gattopardo”. Non lo sapremo mai.
Quel cielo di Lombardia così bello quando è bello.
Renzi un campione? Sono gli avversari che sono inguardabili
Renzi un campione? Sono gli avversari che sono inguardabili
Qualche giorno fa mentre preparavo una fiera a Francoforte per un cliente, mi sono ritrovato a discutere con un gruppo di imprenditori stranieri sulla situazione italiana spiegando loro che Renzi è sicuramente un leader politico di caratura, ma di fronte al livello dei suoi attuali avversari in Italia diventa uno statista come mai se ne sono visti in Italia in 150 anni e oltre di storia repubblicana. Gli avversari complottisti, populisti, qualunquisti, anti europei e riottosi vari si distribuiscono lungo tutto l’asse parlamentare, cimentandosi in peripezie politiche, quali quella di criticare una riforma costituzionale e una legge elettorale votata fino a un’ora prima. Oppure invitare come hanno fatto i grillini con Posta Elettronica Certificata, gli imprenditori a incontrare i propri elettori per parlare dell’eccesso di Stato e tasse dopo aver proposto il reddito di cittadinanza da 90 miliardi all’anno, un mercato del lavoro ancora più rigido dell’articolo 18, l’abolizione della riforma delle pensioni e della privatizzazione dei servizi locali. Brilla per l’assenza insomma, una formazione liberaldemocratica che nel merito delle politiche di Renzi – e soprattutto di quelle economiche di Padoan – contro-proponga una ricetta diversa, fatta di un peso fiscale sulle aziende e sui lavoratori simile a quello di altri Paesi europei, e soprattutto la vera semplificazione. Ho spiegato l’ultima “chicca della certificazione unica”, una follia che è un doppione degli elenchi IVA, per la quale gli imprenditori hanno ricevuto già dai commercialisti newsletter (sic…) con annunciato aumento di costi. L’ennesimo dopo il redditometro, e quest’anno anche la “reverse charge”, il nuovo regime per la compensazione dei crediti IVA etc etc etc. insomma, sempre più giorni a far burocrazia sempre meno a fare impresa, lavoro. Renzi un campione? Di sicuro sono gli avversari che sono inguardabili.

