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About Gianluigi Melesi

Linkedin: https://www.linkedin.com/in/gianluigi-melesi-35089216/ Strategic Top Consultant and researcher https://www.cedec.it/ - Consulente, Formatore e Ricercatore manageriale. Teacher & Traning (MBA, Management Training, Business Coaching) https://www.linkedin.com/school/unicatt/ CEO, CFO, HR and General Manager Manufacturing & cross-industry experience Communication skills – Professional translator in my field Multi cultural & Multi Language working skills Team Management working skills. International experience: export Manager. Italian Association of Linguistic Services: Member of the Council http://www.federlingue.it/ Autore del libro - Author of the book: "L'impresa Calzaturiera" https://editricesanmarco.it/catalogo/l-impresa-calzaturiera-3-l-organizzazione/

Il turismo delle camminate: opportunità a condizione di creare le infrastrutture

SULLA VIA FRANCIGENA: 32 KM A PIEDI IN 6 ORE

Ho utilizzato un’app per calcolare la distanza percorsa a piedi in una giornata, una domenica test di un ipotetico cammino lungo una strada dei pellegrini, una tappa della via Francigena. Ho percorso dunque in 6 ore circa 32 km a piedi alla media di 5.1 km/h tra le 10 e le 18. PS: niente illusioni, alle 1671.6 calorie consumate vanno tolte quelle in ingresso poiché è necessario comunque fermarsi a mangiare. PPS: la camminata è una forma di turismo che necessiterebbe infrastrutture, avendo letto le guide spesso i tratti non sono come quello che ho percorso io di fianco alla ciclopedonale, ma in mezzo ai campi, lungo strade anche pericolose, magari senza bar, al rischio di essere attaccati da cani o peggio. Però così si vede veramente l’Italia e non è niente male!

L’italianata della tassa di soggiorno

GLI HOTEL E LA TASSA DI SOGGIORNO

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La tassa di soggiorno

Oggi vorrei parlare del concetto di “italianata”, e quella di oggi è la tassa di soggiorno sui pernottamenti in hotel. Mettere una tassa sul turismo in un paese come l’Italia equivale a scegliere il proibizionismo, essendo tra i primi produttori e consumatori di vino al mondo. Un po’ come se i cinesi tassassero il riso e i giapponesi il sushi. L’autocondanna, insomma. Ma non è tutto: la condanna non è per fucilazione, ma per tortura, poiché il cliente va torturato. Il turista e il viaggiatore di affari si ritrovano spesso a sorpresa a pagare 5-10 euro di tasca propria e in contanti poiché diversi alberghi non inseriscono la tassa nel conto magari anticipato dall’agenzia. Allego la mia ultima esperienza di Padova, dove non mi hanno voluto mettere in fattura intestata a una partita Iva l’odiata tassa, e mi hanno rilasciato una anonima ricevuta per pagamento contanti, facendomi perdere così il rimborso spese da parte del cliente. L’obiezione è stata: “il nostro commercialista ci ha detto che bisogna fare così”. La settimana scorsa a Roma la tassa di soggiorno era regolarmente in fattura e saldata con carta di credito. Il loro commercialista forse segue le regole fiscali di un altro paese? Non pretendo che il Ministro dell’Economia Padoan chiarisca personalmente cosa dice la legge, ma di sicuro uno dei due alberghi sbaglia. Il guaio è che sbaglia ad applicare una legge comunque autolesionista e stupida. Un’italianata, insomma.

Senza il taglio dell’Irpef di nuovo recessione

http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/16_settembre_14/Il-rinvio-al-2018_230013d6-7a4a-11e6-a4f4-4d2467f05bee.shtml

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Il ministro Padoan annuncia che a causa del calo della crescita il taglio delle imposte sulle famiglie sarà rinviato al 2018. In realtà è la crescita a essere determinata dal taglio delle tasse, che a sua volta impone risparmi nella spesa, e non viceversa. Così facendo, il reddito disponibile non crescerà, caleranno i consumi e potrebbe esserci una nuova recessione.

Il pubblicitario, lo spot e i libri

IL PUBBLICITARIO, LO SPORT E I LIBRI

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a rispondere per le rime al pubblicitario che ha proposto alla nota catena di negozi sportivi la pubblicità della foto, ci ha già pensato Assolibrai ( http://www.illibraio.it/decathlon-si-scusa-e-rimuove-la-pubblicita-su-sport-e-libri-381285/ ). Pubblicità prima promossa e poi ritirata, come il link stesso spiega. Sia chiaro che i giovani in Italia hanno bisogno di fare più sport, soprattutto al sud dove chi viaggia spesso come me nota in modo evidente un aumento dell’obesità tra i bambini delle elementari e medie: ma che c’entrano i libri? Molti amici librai hanno riempito le loro pagine Facebook, strumento molto diffuso per tenere contatti con i propri clienti lettori affezionati per spiegare quanto (poco) capisca il pubblicitario di libri e di ciò che può dare la lettura. Sforzo inutile in Italia, paese dove chi ha i migliori punteggi invalsi ottiene misteriosamente i peggiori voti di diploma, e viceversa, e dove tanto meno si capisce e si conosce una materia, un argomento, un tema, tanto più ci si sente autorizzati a parlarne.

Gestione e strategia aziendale: buon lavoro Marco!

http://italians.corriere.it/2016/07/23/43963/

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Sto svolgendo una consulenza in un’azienda toscana di logistica. Le domande sono: “i nostri clienti come ci vedono?”, “qual è la nostra specializzazione, in cosa siamo migliori, unici, o differenti? E “la comunichiamo bene questa cosa?”, “dove sono, chi sono e di cosa hanno bisogno i nostri clienti?”, “siamo un costo o una risorsa che risolve, semplifica, anticipa i problemi e riduce i costi al cliente e ne aumenta il business?”. Nell’azienda c’è un imprenditore 50enne, un braccio destro commerciale e organizzativo e una coetanea che si occupa di controllo di gestione e amministrazione, entrambi sui 35-40: un baby boomer e due millennial. Ovviamente i consulenti ti invitano sempre a ragionare su dati e non a sensazione, ad analizzare bene ogni aspetto e non a partire a naso, a pianificare e controllare, e non a sperare che vada bene. Ho richiesto per accorciare i tempi dello studio del mercato potenziale di disporre di un nuovo giovane collaboratore, un nativo digitale ventenne, bravo con il marketing digitale, con anche una piccola esperienza di vendita di servizi o prodotti industriali, per evitare che avesse un limite nella finalizzazione dei contatti. Ho richiesto che i tre responsabili di cui sopra si domandassero per ogni attività troppo burocratica, se non avesse senso che questo tempo fosse investito da loro nel fare le cose più importanti. E’ un classico. Però il progetto l’ho concepito girato a rovescio, a testa in giù: è l’ultimo arrivato, quello giovane, quello che si deve conquistare il lavoro, il ruolo, quello che ha meno preconcetti, quello che ha meno esperienza, che “gestisce” il piano. Perché? Perché ha voglia di fare, ha stimoli di crescita professionale e umana, ha progetti di vita, perché ha entusiasmo, voglia di imparare, perché ha curiosità di tutto e vuole affermarsi: insomma ha un futuro da costruirsi e non un presente da difendere e abitudini cui rinunciare. Se è un talento lo diranno i risultati e non l’età: buon lavoro Marco!

 

Lead, prospect,script: a cosa serve un telemarketing senza guida?

http://www.cedec-pmi.it/it/blog/lead-prospect-script-cosa-serve-un-telemarketing-senza-guida

Tra le funzioni più importanti del marketing c’è il “fare mercato”.

Le aziende devono costantemente mappare il mercato, analizzare i bisogni attuali e nuovi, sviluppare nuovi prodotti e servizi e contattare i clienti per generare fatturato proprio grazie a questa capacità di proporre soluzioni a valore aggiunto che nasce dall’analisi dei bisogni.

Recentemente si legge perciò molto di termini come lead, prospect, script, CRM, concetti che provengono dalla letteratura anglosassone legata al telemarketing, alla generazione di contatti e al coordinamento della forza di vendita in al senso. Ci si spinge anche alle “tecniche della telefonata”.  Ma questa è solo una fase in mezzo alla “catena del valore” della funzione commerciale nell’azienda che nelle grandi aziende è spesso invisibile e cuore e motore stesso delle attività di azione commerciale.

Erroneamente si pensa che disponendo di liste “raffinate” di clienti potenziali, dividendo i compiti tra i venditori e l’ufficio commerciale e “sparando” a raffica sul mercato, come su uno stormo di anatre in migrazione, da lontano, con un fucile carico di molti pallini, si possano portare a casa risultati di vendita e che questo sistema sia il marketing.

Come sempre bisogna chiedersi: qual è il valore per l’azienda di queste attività?

Il valore dell’attività di studio, indagine e monitoraggio di mercato utilizzando un target di aziende non sta tanto nelle vendite in sé che si possono realizzare, quanto nello strumento di comunicazione e relazione da e verso le aziende clienti che in questo modo si mette in piedi, e nella costruzione del rapporto strategico con i referenti aziendali in qualità di fornitori/consulenti del cliente stesso, di esperti del mercato delle risorse strategiche.

Ecco perché da sole queste attività non bastano senza una guida: molto prima e molto dopo c’è l’ipotesi del posizionamento dell’azienda rispetto ai bisogni del mercato, la strategia, il piano di azione, i prezzi, la comunicazione, i concorrenti, e altri dati critici devono venire confermati dai dati provenienti da questa attività in un meccanismo di retroazione e di sviluppo e mantenimento di capacità dallo “stare sul mercato” a “fare mercato e non subirlo”.

Il piano strategico di marketing quindi non solo dà impulso alle attività di contatto e vendita ma soprattutto riceve a sua volta, anche dalle attività operative, informazioni strategiche per la conferma o l’aggiornamento del senso stesso della azienda sul mercato.

Invece di sparare nel mucchio, fare “massa”, scimmiottare le grandi aziende e le teorie di vendita che presentano soluzioni preconfezionate per tutti i clienti, occorre studiare soluzioni partendo dai problemi concreti dei clienti selezionati in base alla scelta di posizionamento, aspetti critici che non possono essere “delegati” a call center, venditori o telemarketing.

 

I Brixeters e la rosa della speranza

I “BREXITERS” E LA ROSA DELLA SPERANZA

Da consulente ho molti clienti che in Europa hanno trovato la salvezza della loro azienda, con alcuni avevamo studiato un mercato inglese che ora non c’è più, e bisogna ricominciare da capo. E’ inutile prendersela con i “Brexiters”, far capire il danno alle prossime generazioni, la semplicioneria economica, le bugie su grandi risorse per la sanità inglese: quando ero a scuola c’erano compagni che insultavano i disabili con parole cattive. Mai pensato di redimerli o di ragionarci. Come dice Manzoni – cioè come Manzoni fa dire a Padre Cristoforo – “Povero Renzo, se chi commette un’ingiustizia fosse sempre obbligato a dire le sue ragioni le cose non andrebbero come vanno”. Ecco perché ho un’opinione diversa: se la Brexit ha vinto è perché la classe politica inglese ed europea non è stata capace di dire le sue ragioni, e siamo noi che crediamo nella “strada più difficile”, nella coesione, nel sacrificio faticoso vs l’espediente o la scorciatoia facili, nel lavoro di anni, nella società dei diritti e delle garanzie, che abbiamo sempre e comunque da dimostrare. Il mio amico Rhodri Williams, avvocato esperto di diritto comunitario, gallese di Cardiff, dopo aver studiato per anni in Italia – la figlia sta studiando italiano in Italia poi sarà a Parigi all’università – ha lavorato a Bruxelles, e ora mi chiede sconsolato se può avere un passaporto italiano. Ieri scherzando dicevamo “che peccato, avrebbe potuto essere una finale Italia-Galles, neanche il calcio ci può consolare”. Io mi consolo con questa rosa che ho coltivato sul terrazzo a Milano: nessuno ci crede che con l’aria di Milano sia possibile. Se sapessero che oltretutto non l’ho comprata in un vivaio ma in un discount in provincia di Cremona dove l’ho vista agonizzante… in un cellophan, nel truciolato… senza vaso… chissà forse capirebbero che l’Europa è un sogno, una speranza, e come dice uno scrittore, R.C. Miradoli di cui ti ho spedito un romanzo, “finché c’è speranza c’è vita e non il contrario!”.

Perché un giorno ci sia un nuovo Pavarotti

Ma come trattiamo i musicisti in Italia?

Sono venuto a conoscenza della situazione dei giovani cantanti lirici italiani. Si tratta di gente che viene pagata veramente poco; ma il dato più preoccupante è che i teatri li pagano dopo un anno, a volte anche di più. Questi giovani talenti devono sostenere spese di trasferta e viaggio anche per fare le audizioni: e sono molte. Insomma, se la famiglia li mantiene per dieci anni forse hanno la speranza di proseguire; altrimenti non c’è sbocco. Possibile che non sia immaginabile un fondo pubblico o privato, una fondazione per sostenere le giovani promesse o anticipare almeno questi compensi che comunque sono dovuti? Se un giorno ci sarà un nuovo Pavarotti dipende molto anche da questo.