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About Gianluigi Melesi

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Il paradosso dell’UE che parla inglese mentre gli inglesi escono dall’UE

http://italians.corriere.it/2014/05/25/il-paradosso-dellue-che-parla-inglese/

In un articolo dal titolo “Let’s face it, Europa muss Englisch sprechen” il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung rilancia l’inglese come lingua straniera più parlata nell’Unione (38%), più conosciuta (76%), più importante (per i due terzi dei cittadini). Poiché in Gran Bretagna potrebbe arrivare il referendum sulla permanenza nell’UE, avremo il paradosso di un’Unione senza gli inglesi che ha come lingua ufficiale la loro lingua?

LA TESORERIA UN FATTORE CRITICO DI SUCCESSO ANCHE PER LE PMI

http://www.cedecpmi.it/focus/la-tesoreria-fattore-critico-successo-anche-le-pmi/

Cos’è la tesoreria? A partire da quale dimensione è opportuno che una azienda gestisca in modo manageriale la propria liquidità? Anche in assenza di tensioni finanziarie, le PMI devono dedicare tempo e risorse alla gestione della tesoreria? Qual è il numero ottimale di banche che una azienda deve avere? Come risolvere il presunto trade-off poche banche/ bassi costi / poco credito da un lato e, molte banche / alti costi / molto credito dall’altro? Le PMI sanno veramente su quali parametri vengono valutate nelle decisioni delle banche di concedere o meno determinati fidi a determinati tassi? Le Banche sono tutte uguali? I conti personali dei soci della PMI influenzano la disponibilità delle banche a deliberare fidi per l’azienda? Quali sono gli errori più comuni da evitare nella gestione della tesoreria e nei rapporti con le Banche?

In questi ultimi anni le imprese lottano con tempi di pagamento effettivi dei clienti sempre più lunghi, le sofferenze crescono e i margini operativi in discesa comportano ulteriori necessità di reperimento di risorse finanziarie. Le banche tendono a non concedere facilmente nuova finanza, o a rinnovare i finanziamenti in scadenza. Per tamponare il problema l’azienda ricorre al fido commerciale, avvitandosi così però in una spirale dei fidi a revoca che la mettono in difficoltà di fronte a imprevisti e sottoposta a spread e tassi finiti molto alti, paradossalmente più alti in un momento di tassi Euribor invece al minimo.

Indipendentemente dalla crisi in atto, e dalla gestione di emergenza della liquidità, la pianificazione delle risorse finanziarie è un fattore critico di successo anche e soprattutto per l’azienda competitiva che voglia mantenere la propria redditività e la liquidità nel tempo, fattori necessari al funzionamento corretto e virtuoso del ciclo acquisti-produzione-vendita.
Disporre di risorse finanziarie significa anche mantenere e implementare il valore dell’azienda nel tempo, grazie alla possibilità di effettuare investimenti sull’innovazione del prodotto e del processo di produzione anticipando le nuove tecnologie.

Perciò, non è più sufficiente che l’azienda abbia buona liquidità disponibile e assenza di momenti di tensione finanziaria. Essa deve creare una riserva costante necessaria alle azioni di investimento non pianificate, per cogliere nuove occasioni di business, ma anche di risposta agli attacchi dei concorrenti sui prezzi e per altre operazioni strategiche di crescita interna ed esterna di diversificazione e di riorganizzazione.
Inoltre la tesoreria ideale è quella che mette la ciclica liquidità disponibile al servizio del business aziendale al fine di ottenere maggiori margini sugli acquisti e perciò sul primo margine di contribuzione. In un mercato sempre più alla ricerca cronica di liquidità, e in momenti particolarmente critici per i fornitori che devono chiudere i budget commerciali per fine anno, è possibile investire la disponibilità di risorse finanziarie a breve per ottenere contratti di approvvigionamento a costi più competitivi e a condizioni migliori.

La pianificazione della finanza aziendale, infine deve tenere conto dell’evoluzione dello scenario nel mercato della banche. La figura del Direttore o del gestore del centro imprese viene spogliata delle responsabilità di decisore e ridotta a mero front office che riferisce, senza prendervi parte, gli esiti di un processo di delibera. I nuovi referenti delle PMI all’interno della banche spesso riportano in modo non corretto, non completo o impreciso informazioni sulle variabili che determinano il fido accordato. Il decisore aziendale deve invece conoscere non solo il voto finale del merito di credito o rating aziendale, ma anche se esso è basato sul patrimonio, sull’indebitamento, sull’autofinanziamento e in generale sul comportamento dell’azienda nella quotidiana gestione della finanza e dei conti correnti aziendali Tali grandezze dovranno essere alla base dei “ratios” di cui il business plan aziendale dovrà tenere conto per poter rinnovare la capacità nel tempo della PMI di raccogliere risorse sul mercato del credito.

 

I matrimoni gay metafora dell’Italia che non vuol cambiare

Matrimoni gay e diritti civili: non se ne farà nulla

Nel Paese esiste una forte componente conservatrice contraria a qualunque cambiamento, a prescindere dalla tematica specifica dei matrimoni gay. Tanto più questa maggioranza è silenziosa, e tanto più è inutile lottare, poiché è da 25 anni che sento parlare di “unioni civili”, di necessario approccio moderato senza le adozioni, senza parola matrimonio, di Pacs, di Dico, di “civil partnership” alla tedesca, che Renzi in 3 mesi si è già rimangiato, ma è solo un pretesto per partire con una mediazione della mediazione che poi resa persino peggiorativa della giurisprudenza delle sentenze.

Gli italiani ce l’hanno nel sangue questa resistenza silenziosa a tutto e a tutti, e i politici sono riusciti a sterilizzare i pochi episodi epocali di cambiamento come i referendum sul maggioritario e sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Nonostante un Parlamento teoricamente favorevole ai diritti civili non interessa a nessuno che i diritti passino, neanche ai pochi politici che si dichiarano a favore e utilizzano questa tematica per prendere qualche voto in più sapendo come essa sia scomoda da trasformare in fatti.

Non siamo gli USA dove prima c’era una forte resistenza e ora il Paese è cambiato, ha preso coscienza o forse più pragmaticamente ha ragionato e si è detto “risolviamola presto e bene e passiamo ad altro”: se riusciamo a inventarci panzane tipo “non paghiamo il debito, usciamo dall’euro, e quindi dall’Europa che così risolviamo il problema con la svalutazione” – che è pur sempre un “fare qualcosa” – e su questo partiti come la Lega, il Movimento 5 stelle e altri rischiano di avere metà dei voti degli italiani alle europee, volete che non ci sia una schiacciante maggioranza in Parlamento e tra gli italiani tutti d’accordo su un “non facciamo nulla” sui diritti delle coppie conviventi dello stesso sesso?

Actually there’s no open position

http://italians.corriere.it/2014/04/05/actually-theres-no-open-position/

C’è un’azienda di Torino che ha il sito scritto direttamente tutto in inglese ed è presente anche una versione in altre quattro lingue. Italia seconda potenza d’Europa nell’export: ci sta tenendo a galla. Si dirà: un esempio di eccellenza! In realtà mica tanto: pensate a un candidato che clicca su “job opportunities” e si trova la seguente frase: “Actually there’s no open position”. Non è molto gentile dire così a un candidato alla ricerca di lavoro, sicuramente l’autore della frase intendeva dire “attualmente”, currently, at present, these days. Secondo molti esagero, ma per svoltare definitivamente fuori dalla crisi è un po’ di “germanica” precisione e accuratezza a mio modo di vedere a mancarci. Il potenziale partner ci giudica anche dalla forma. E la forma è sostanza. Ecco il link: http://www.vigel.com/en/job.php. Ed è solo uno dei tanti, tra un “informations” e l’altro.

Uscire dalla UE e dall’Euro per diventare extracomunitari.

http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/14_marzo_19/Lega-e-M5S-_a765b27c-af2f-11e3-acd2-e7e31f2a922d.shtml

La Lega di Salvini e i grillini fanno fronte comune in questa campagna elettorale europea 2014 per uscire dall’Unione Europea e dall’euro. È curioso osservare che i nemici degli extracomunitari faranno una campagna elettorale mirata a diventarlo…

Russia: il continuo stop & go dell’apertura ai mercati mondiali

Russia: il continuo stop & go dell’apertura ai mercati mondiali

quel che sta succedendo in Ucraina è conseguenza a mio modo di vedere della situazione economica interna della Russia.

Seguendo come consulente aziende italiane, ho vissuto il continuo “stop & go” dell’apertura del mercato russo ai capitali occidentali. Tra la fine degli anni ’90 e il 2003 c’erano fiere a Mosca, aziende italiane che aprivano la sede in Russia o cercavano partner locali, un distributore o un agente.

Poi  a metà degli anni 2000 si è tutto fermato.

La politica degli oligarchi e di Putin, dopo anni di crescita sostenuta del PIL pur con mille contraddizioni (una popolazione che decresce, un reddito procapite stagnante e differenze sociali enormi, un livello di evasione fiscale oltre l’80% ) fu quella di chiudere di nuovo le porte ai mercati.

Alcuni settori furono dichiarati strategici e sostanzialmente nazionalizzati, gli investitori europei, anche italiani, hanno trovato dazi sempre più pesanti (che rappresentano ora la maggior parte delle entrate del bilancio russo), vincoli o addirittura blocchi e persino le fiere non hanno avuto più ragion d’essere.

Ma ecco che nel 2008 con la crisi mondiale la Russia si è bloccata di nuovo, anche perché il prezzo dei petrolio e del gas e soprattutto i consumi si sono affossati, i capitali scappati (e sono tutt’ora in gran parte all’estero), il rublo svalutato. Una Russia che comprese che il PIL deve formarsi nei settori più differenziati e soprattutto per mezzo dei servizi, del commercio, della tecnologia, dell’incremento dell’interscambio con gli altri Paesi. Che fare?

Via di nuovo con l’apertura, investimenti, banche anche italiane che tra il 2010 e il 2013 fanno operazioni  immobiliari, road show di presentazione, l’ICE di Mosca che pubblica opuscoli dal titolo “la Russia un grande Paese in crescita”. Ora di fronte a questa crisi ucraina e soprattutto all’idea di rifare in qualche modo un’area di influenza con le ex repubbliche sovietiche, ci si domanda se ci sarà di nuovo lo stop.

Lavorando con diversi corrispondenti dei miei clienti, la realtà del 2014 è quella di un reddito procapite che perde potere di acquisto soprattutto verso i prodotti tecnologici e di status internazionali , di una giovane classe media che vorrebbe come i coetanei parlare inglese, girare il mondo, e che non vede accrescere il proprio tenore, anzi, che di fronte ai miliardi spesi per Sochi si domanda se poi essi genereranno lavoro, crescita, sviluppo o piuttosto altri capitali che i soliti “amici” porteranno al sicuro nei paradisi fiscali.

L’impressione come avviene spesso con questi personaggi della storia, è che Putin voglia spostare l’attenzione dei russi dai problemi interni di un modello economico sociale e culturale in declino e la difesa dei fratelli di lingua russa in Crimea è un’ottima occasione.

Come per le primavere arabe, solo il tempo e la storia ci diranno chi prevarrà non tra Ucraina e Russia, o tra Europa e Putin: ma tra il desiderio di rifare l’impero sovietico e la voglia di vincere la sfida dell’apertura ai mercati.

Se Grillo vuole ancora più spesa pubblica

http://italians.corriere.it/2014/02/26/se-grillo-vuole-ancor-piu-spesa-pubblica/

Forse Beppe Grillo non ha del tutto torto a criticare la classe giornalistica italiana. Io non sono un giornalista anche se sarebbe stato il mio sogno. Ma se lo fossi, direi che l’incontro con Renzi ci ha consegnato una notizia, anzi la conferma di una notizia visto che alcune avvisaglie c’erano già state in occasione dei recenti scioperi del personale delle municipalizzate a Genova e a Firenze, e soprattutto a Roma. Grillo si definisce un conservatore: ed è questa la notizia, non il fumo di qualche battuta riuscita o meno, o lo spettacolo opportuno o inopportuno che ognuno giudicherà secondo le proprie inclinazioni politiche.

Conservatore e contrario a qualunque privatizzazione o dismissione di municipalizzate locali, di aziende di Stato e dei relativi servizi. Se quindi a Roma, per esempio, la locale municipalizzata dei trasporti crolla sotto i debiti (e il Comune è in stato di bancarotta tanto che deve intervenire lo Stato, cioè noi con le tasse) a causa della malagestione, della lottizzazione, del nepotismo, della corruzione sfociata addirittura nell’emissione di doppi biglietti del tram (con incasso da parte dei partiti) comunque essa di principio deve restare pubblica per il movimento cinque stelle. A Milano ATM ha migliorato e di molto l’efficienza affidando con gare pubbliche molto selettive linee extraurbane ad operatori privati che sono già nel settore con i viaggi turistici, che hanno personale specializzato e flessibile, che incrociano meglio i singoli settori e area geografica.  Ma i pentastellati invece vanno in direzione contraria: più Stato, più spesa, più politica nell’economia, e anche nella finanza, visto che propongono la ri-statalizzazione anche delle Banche. Quindi più tasse, più spesa, più debito, ancora di più del livello già asfissiante attuale.

Le opinioni politiche sono opinioni politiche: e i grillini propongono anche il reddito di cittadinanza dato a diversi milioni di cittadini, minimo 5 (i disoccupati e quelli che hanno rinunciato a cercarlo il lavoro), ma secondo alcuni calcoli anche otto, in luogo di un sussidio per 8 mesi dato solo a due milioni di disoccupati per otto mesi successivi alla perdita del posto. Quanto costa? Da 50 miliardi annui a 100 inclusi quelli che sono sotto la soglia e che già percepiscono la minima sotto i 1000 euro.

Anche abolendo gli F16 e i miseri investimenti in infrastrutture ferroviarie tanto invise ai grilli l’unico effetto, ancora una volta è più debito, più tasse, più spesa pubblica, più statalizzazione dell’economia.

Discutendo con un grillino di questi dati, egli mi risponde che “comunque saranno obbligati ad accettare lavori”. Da chi? Dai centri per l’impiego attuali gestiti dalle Province magari rimpolpati per gestire un numero quadruplo di sussidiati? Mi sa che i grillini non ci sono mai stati in questi centri. Ormai il lavoro lo fanno le agenzie private, questi centri sono l’ennesimo spreco pubblico che se non riesce ad occupare i due milioni attuali figuriamoci gli otto milioni del reddito di cittadinanza.

Ad ogni modo la notizia c’è ma nessun giornale la sottolinea: non basta un fisco che tu giustamente hai definito “molestatore”, la spesa pubblica oltre il 50% del PIL (dieci anni fa eravamo al 40%), lo Stato e gli enti locali spreconi arraffoni invadenti. I grillini ne vogliono ancora di più.

Le voci di Wikipedia, il volontariato, il web libero e la meritocrazia: quando non è nei palazzi della Casta ma nel web che non funzionano le cose.

http://wikimedia.7.x6.nabble.com/Re-Wikipedia-td5001308.html

A giudicare da come vengono scritte le voci su questa Wikipedia a occuparsi di questa enciclopedia non sono proprio persone che abbiano conoscenza delle fonti e soprattutto la padronanza della materia.  Il volontariato su cui è basato il sito è un’ottima idea, però ci vorrebbe un minimo di qualifica per poter apportare contributi, altrimenti diventa il festival del dilettante e soprattutto la solita cosa italiota per cui chi ha le competenze e conosce professionalmente tre lingue è disoccupato anche perché qualcun altro offre gratis una serie di porcate on line.

Inoltre c’è anche un problema aggiuntivo dovuto ai commenti (che come si sa sono opinabili), oltre ai dati oggettivi di cui il “lemma”
dell’enciclopedia è infarcito.
Ho letto strafalcioni dovuti anche a una certa inclinazione politica superficialotta per esempio scrivere “anche se è una monarchia, quel Paese scandinavo è più avanzato in tema di diritti civili” è ovvio anche agli idioti che la forma di Stato, Repubblica o Monarchia, non ha niente a che vedere con la democrazia o meno, ci sono Repubbliche dittatoriali e monarchie dove la democrazia moderna stessa è nata in Inghilterra, come si sa.

Forse però la domanda è: di giurisprudenza può scrivere qualcuno che non sa cosa sia la forma di Stato?
Su Wikipedia c’è anche uno strisciante percorso di una visione complottista tipica di questo momento storico e politico sul web, forse importata dalla classica mania di persecuzione tipica dell’italiota medio.

O, ancora, vi si ritrovano miti diffusi cui non corrispondono assolutamente evidenze scientifiche. Se sono opinioni, o commenti sotto forma di voce enciclopedica a questo punto non è che uno possa “correggere”, perché le opinioni sono opinioni. Certo anche la mia vicina di casa, filippina, che fa le pulizie in centro a Milano a casa di Notai e Avvocati, ha una precisa opinione circa gli antibiotici, dacché pensa che essi non vadano presi perché contengono spiriti maligni. Che facciamo: chi stabilisce che lei abbia torto e io ragione? Quale fonte storica o giurì?
Le traduzioni sul sito sono spesso molto puerili, banali e sempliciotte: il pressapochismo è lo sport nazionale in questo Paese, sanno tutti l’inglese e non sono capaci di tradurre verso l’italiano (la cosa più semplice) senza ripetere schemi, termini o addirittura costruzioni preposizionali dell’inglese, ovviamente chi come il sottoscritto è qualificato ha il diritto di gridare, ancora una volta, che in questo Paese il merito e la competenza non sono di casa. E questo non tanto e solo nei palazzi del potere della casta gerontocratica, ma nel cosiddetto “libero” web, libero gratuito ecc. ecc. ma che rispecchia esattamente questi disvalori. Che l’italiano medio parli come Di Pietro mi sta bene: ma in italiano “per” non corrisponde al complemento “for” ogni volta per cui se io scrivo “grazie per non fumare” in italiano è sbagliato anche se tutti ormai dall’inglese hanno preso questo “grazie per” in luogo del corretto “grazie di”. E se anche fosse scritto un milione di volte sul web da sedicenti “blogger giornalisti” è sbagliato.

Mi si chiede perché non ci pensi io a correggere, in parte ho risposto, le opinioni non si correggono, ma io ho individuato un problema e lo sto denunciando ovunque, perché come traduttore, autore e professionista posso capire che qualcuno invece di pagare per  l’enciclopedia o la traduzione professionale preferisca avere “la gazzetta del balengo” gratis, però che lettore sappia – e a questo ci penso io – che non si sta sedendo a tavola nel ristorante certificato dall’ASL ma sta per mangiare la spazzatura e i rifiuti recuperati dal bidone dell’immondizia nel retro di un altro ristorante. Un altro ristorante con pessime recensioni su trip advisor.

Ma forse neanche quelle sono autentiche .

I servizi locali “indivisibili” e i reclami “irricevibili”: il cittadino schiacciato dal burocratese.

Il linguaggio burocratico dell’amministratore pubblico ha prodotto un nuovo mostro: i servizi indivisibili. Il tutto per confermare il principio ideologico che la spesa pubblica è “incomprimibile”. L’amministratore medio della nomenklatura di “spendotassopoli” sostiene sempre che non si possa mai risparmiare, che si debba sempre aumentare la tassazione e che nel bilancio pubblico non ci siano sprechi da tagliare. Insomma se la crisi porta a noi cittadini meno risorse, noi rinunciamo a cambiare la macchina (usiamo più i mezzi che ci sono), ad andare in palestra (facciamo jogging) e a fare vacanze durante le ferie o a trasformare i fine settimana in “pedalate ecologiche con i figli con colazione al sacco a costo zero”, a lui, all’amministratore, invece, la crisi “mette a rischio i servizi”.  Cioè paghiamo sempre noi.

Il mio termine preferito del linguaggio burocratese dello Stato baroccheggiante dei burocrati nazionali o locali, è “irricevibile”.  Lo trovo “perfetto”: partito come termine giuridico, è diventato spesso un modo per dire “non lo leggo neanche il tuo scritto, la tua lettera di protesta, il tuo esposto, il tuo ricorso: non lo posso ricevere!”.

Del resto noi siamo campioni di “rimodulazioni”, degli “adeguamenti” o persino “delle nuove tariffe” (sempre al rialzo eppure ci sono molte aziende private che tagliano i listini) che sono poi gli aumenti a doppio tasso rispetto ai servizi privati (con metà dell’efficienza).

La posta prioritaria ha sostituito quella ordinaria: costa ora il doppio di quanto solo 5 anni fa costava quella ordinaria, ma viaggia alla stessa (non) velocità.

E il Treno locale di una volta era esattamente come ora è il treno regionale. E prima di essere locale era accelerato. Peccato le frequenze fossero il 50% in più! Il treno espresso ora si chiama Intercity o ICN, ma è la stessa cosa e, anzi su molte tratte come Milano Venezia il tempo di percorrenza è persino maggiore del vecchio espresso. Solo il TAV è più rapido… dell’ex treno rapido, costa molto di più, ma per una volta che siamo riusciti a fare meglio ci sono quelli che protestano. Saranno masochistici nostalgici del Leviatano pubblico che per forza deve farci soffrire?